Investire nei fondi: quanto costa sbagliare il timing

2 Novembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Quando si investe in fondi, sbagliare il timing costa. Quanto? Secondo un rapporto pubblicato da Morningstar“Mind the Gap 2016—Europe: the Effects of Behaviour on European Fund Investors’ Returns”, nell’ultimo quinquennio gli investitori europei hanno perso circa lo 0,34% dei rendimenti proprio aver sbagliato il momento di ingresso e uscita dai fondi.

L’analisi è stata svolta prendendo in considerazione i principali asset class a lungo termine e a livello di singole categorie da agosto 2011 a luglio 2016, utilizzando la metodologia del Morningstar Investor return, ovvero confrontare il ritorno assoluto che è quello ottenuto comprando un prodotto il primo gennaio e tenendolo fino alla fine del periodo (ad esempio 31 dicembre), con il rendimento che si ha entrando e uscendo più volte nello stesso intervallo temporale (entrambi sono asset weighted, ossia ponderati per il patrimonio). In questo modo si ottiene il “behavior gap” (gap comportamentale).

Diversi i risultati dello studio. Prima di tutto, il timing risulta sbagliato in tutte le classi di attività (azionari, obbligazionari, bilanciati e alternativi).

Come mette in evidenza un articolo pubblicato su It Forum:

Il gap, tuttavia, è più evidente per gli alternativi (58 punti base): gli investitori hanno perso il 36% del rendimento totale annualizzato nel quinquennio. Nel caso dei bilanciati, il mancato guadagno è stato dell’8%, nel reddito fisso del 6% e nell’azionario del 5%.

Gli investitori, dunque, sbagliano sempre?

Non quando acquistano i fondi azionari indicizzati- si legge ancora- Il gap, in questo caso, è a favore dei sottoscrittori di 37 punti base, mentre per gli attivi la differenza è a sfavore dello 0,48%. “E’ difficile dire esattamente cosa provochi questo divario”, afferma Möttölä. “Una possibile spiegazione è che i fondi indicizzati siano usati tipicamente come strumenti di lungo termine, nella parte centrale del portafoglio, mentre in non-index includono prodotti specializzati, nei quali gli investitori tendono ad entrare e uscire. E’ anche ipotizzabile che gli Exchange-traded fund (Etf) siano utilizzati più come strumenti di breve termine. Infine, può accadere che i consulenti, che ottengono commissioni più alte dai fondi attivi, abbiano un incentivo a proporre transazioni più frequenti”.

Fonte: It Forum