Investimenti pagina 44
Con scadenza ad agosto 2028, il prodotto punta su quattro istituzioni solide che beneficiano del contesto favorevole.
Gestire un patrimonio importante come fanno le grandi famiglie: diversificazione, impatto sull’economia reale e una visione di lungo periodo sono le chiavi di una strategia d’investimento ispirata ai family office.
Secondo l’ultima indagine dell’ABI, le famiglie italiane mostrano una maggiore diversificazione degli investimenti rispetto alla media dell’eurozona, con un ruolo crescente dei fondi comuni e dei titoli di Stato. Una tendenza che rafforza il patrimonio e apre nuove prospettive per l’Unione dei Risparmi in Europa.
Anche durante l’estate, l’economia globale continua a inviare segnali importanti: nuove tensioni commerciali e un’incertezza crescente frenano la crescita. Secondo un recente studio della Banca Mondiale, la crescita globale rallenterĂ al 2,3% nel 2025, quasi mezzo punto percentuale in meno rispetto al tasso previsto all’inizio dell’anno. Se queste previsioni si confermeranno, la crescita media globale dei primi sette anni del 2020 sarĂ la piĂą lenta di qualsiasi decennio dagli anni ’60.
Dal 2011 i titoli dei mercati emergenti (EM) hanno sottoperformato quelli dei mercati sviluppati (DM), invertendo la tendenza positiva registrata nel primo decennio di questo secolo. La forza del dollaro in questo periodo ha rappresentato un fattore sfavorevole per i titoli azionari dei mercati emergenti. Ha giocato un ruolo importante anche il rallentamento della crescita degli utili dei mercati emergenti rispetto a molti paesi DM, in particolare i titoli tecnologici statunitensi.
Per cercare di capire dove andranno i mercati finanziari nella seconda parte dell’anno abbiamo incontrato Fabio Caiani, managing director e head of South East Europe di Nordea Asset Management. Nella sede milanese della società di gestione nordica il manager ha fatto il punto sullo scenario macroeconomico e sulle asset class che presentano le migliori prospettive
Ecco quanto emerge dai dati preliminari della mappa mensile di Assogestioni, elaborata dall’Ufficio Studi, che ha anche stimato un modesto effetto mercato pari a un +0,12% complessivo.
La lezione di Wertheim: le indicazioni migliori sono quelle che arrivano da persone semplici capaci di fare grandi cose. Di Leopoldo Gasbarro.
Nel confronto con i principali Paesi europei, l’Italia continua a scontare un evidente ritardo nello sviluppo del settore fintech. Gli investimenti restano modesti e frammentati, incapaci di sostenere la crescita di un ecosistema competitivo a livello internazionale.  Secondo il recente studio “Founders vs Investors: two faces of Fintech funding” di EY e Fintech District, il nostro Paese conta circa 600 startup attive, ma rimane penalizzato da una limitata capacità di attrarre capitali.
Dopo il forte crollo di aprile, il mercato azionario statunitense ha registrato un rimbalzo ancora più significativo, raggiungendo recentemente un nuovo massimo storico. Ciò ha reso molti investitori nervosi riguardo alla possibilità di un calo.