«Prendi quello che guadagni con il sudore della fronte, poi ne prendi una percentuale e la investi nel lavoro di altre persone». Herbert Wertheim, 86 anni, è un miliardario autodidatta e, secondo le stime di Forbes, ha un portafoglio da 5,3 miliardi di dollari.
La sua fortuna deriva da una vita di prudenti investimenti fai-da-te. Il suo successo testimonia il potere dell’interesse composto e della resilienza dell’innovazione americana in mezzo secolo.
Nato a Filadelfia alla fine della Grande Depressione, Wertheim è figlio di immigrati ebrei fuggiti dalla Germania nazista. Studia fisica e chimica nella Marina prima di lavorare nell’aviazione navale. Fa il suo primo investimento a 18 anni.
«Ciò che è più importante per me – racconta – è conoscere qual è il capitale intellettuale, su cui poter contare, di chi governa l’azienda su cui investo. E poi, se ti piace qualcosa a 13 dollari per azione, dovrebbe piacerti a 12, 11 o 10 dollari».
Se, prosegue Wertheim, «un’azione continua a diminuire, ci credi e fai le tue ricerche, e ne compri di più. Stai costruendo un affare migliore. Il mio obiettivo è comprare e quasi mai vendere. Lascio che salga il più possibile e uso i dividendi per andare avanti».
Certo, non tutte le azioni che ha posseduto sono andate bene. Firmatario di Giving Pledge di Bill Gates e Warren Buffett, Wertheim si è impegnato a dare via almeno metà della sua ricchezza e vuole privilegiare con le donazioni l’istruzione pubblica, il sistema stesso di cui è un beneficiario.
Wertheim non ha fretta, ha imparato dalla vita che bisogna saper aspettare. Le partite importanti si vincono non solo attaccando, ma anche attendendo il tempo giusto che, difficilmente, è breve.
Perché se investi sul lavoro di chi lavora è il tempo che ti porta i frutti di cui hai bisogno.
da “Mercati che fare”, di Leopoldo Gasbarro