Intervento militare in Libia dell’Italia: “sarà un nuovo fallimento”

22 Gennaio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – A poche ore dal varo in Libia della lista dei ministri del nuovo governo di unità nazionale del premier Fayez Sarraj, non si arrestano le voci che danno come sempre più vicino un nuovo intervento occidentale a Tripoli, dove il terrorismo dell’Isis ha messo radici e che più aggrava il flusso dei migranti verso l’Europa. Potrebbe essere la prossima grande crisi, dopo quella dei migranti e del debito, a mettere in discussione l’esistenza stessa dell’Unione Europea e dell’area della moneta unica.

Questa volta però un intervento occidentale vedrà l’Italia in prima fila. “L’Italia ha deciso di svolgere un ruolo di primo piano nell’ex colonia: da ormai un anno è chiaro che Roma vorrebbe assicurare il grosso delle truppe per la stabilizzazione del paese, una volta raggiunto un accordo di pace. E sia gli americani che gli altri europei riconosco all’Italia un ruolo guida” scrive in un articolo pubblicato su Vice News Mattia Toaldo, ricercatore dell’European Council on Foreign Relations.

“Il problema è che da quando a febbraio dell’anno scorso il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha annunciato che potevamo mandare 5.000 soldati in Libia, la situazione è peggiorata: l’autoproclamato Stato Islamico (ISIS) è in continua espansione, mentre le diverse fazioni libiche si frammentano sempre di più, come percosse da un grande martello che le riduce in pezzi sempre più piccoli” ha aggiunto Toaldo.

Il ricercatore ha precisato che comunque “un intervento del genere avrebbe sullo Stato Islamico lo stesso impatto che può avere un’aspirina su un tumore, perché anche se i bombardamenti dall’aria o i droni dovessero scalzare i jihadisti, non si capisce chi ne prenderebbe il posto. Non sarebbe chiaro quanto potrebbe durare un intervento del genere, e proprio per la sua inefficacia – come negli interventi simili in Yemen, in passato – potrebbe alimentare il caos invece che la stabilizzazione”.

Secondo  Toaldo “far parte di una coalizione con questo programma vorrebbe dire condividere la responsabilità del fallimento: nel 2011 si poteva dire che i francesi avevano approfittato del vuoto di potere post-Berlusconi per trascinarci in un intervento sbagliato in Libia, ora qualcuno a Palazzo Chigi c’è”.