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Investitori italiani più prudenti: il 89% si aspetta maggiore volatilità dei mercati nei prossimi 12 mesi

Gli investitori italiani guardano ai prossimi mesi con crescente cautela. È quanto emerge dalla Global Investor Insights Survey 2026 di Schroders, l’indagine che ha coinvolto oltre 1.000 investitori istituzionali, wealth manager e intermediari finanziari a livello mondiale, rappresentativi di circa 72.000 miliardi di dollari di patrimoni gestiti.

Il dato che riguarda l’Italia è particolarmente significativo: l’89% degli investitori italiani prevede un aumento della volatilità dei mercati nei prossimi dodici mesi, una percentuale superiore alla media globale, che si ferma all’85%. Di fronte a uno scenario ritenuto sempre più incerto, gli operatori stanno modificando la costruzione dei portafogli, privilegiando strumenti in grado di offrire maggiore resilienza e una più ampia diversificazione.

Geopolitica e materie prime tra i principali rischi

Le tensioni internazionali rappresentano la principale fonte di preoccupazione per gli investitori italiani. L’81% degli intervistati indica infatti l’incertezza sulla politica estera e sul ruolo degli Stati Uniti nello scenario globale come il fattore geopolitico più rilevante, una quota ben superiore al 67% registrato a livello mondiale.

Grande attenzione anche al conflitto in Medio Oriente, citato dal 66% degli investitori italiani, mentre il 74% teme nuovi shock sui prezzi delle materie prime e dell’energia, una percentuale decisamente superiore alla media globale del 53%. Tra i rischi più sentiti figurano inoltre un possibile rallentamento economico o una recessione, indicati dal 60% degli investitori italiani contro il 50% del campione internazionale. Più contenuta, invece, la preoccupazione per un’ulteriore escalation geopolitica, citata dal 36% degli intervistati italiani rispetto al 52% della media globale.

Diversificazione e gestione attiva al centro delle strategie

In risposta a questo contesto, la parola d’ordine è diversificazione. L’89% degli investitori italiani considera infatti la diversificazione la principale priorità nella costruzione del portafoglio, mentre il 79% punta sulla protezione dai ribassi e sulla preservazione del capitale.

Quasi la metà degli intervistati (45%) dichiara inoltre di voler aumentare la diversificazione geografica riducendo il peso degli investimenti concentrati negli Stati Uniti. L’indagine evidenzia anche una forte fiducia nella gestione attiva. Il 94% degli investitori italiani ritiene che possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi di investimento nei prossimi 12-18 mesi, una quota nettamente superiore all’85% registrato a livello globale.
Per il 30% degli intervistati italiani, inoltre, aumentare l’esposizione ai fondi a gestione attiva rappresenta un modo efficace per ridurre il rischio derivante dall’eccessiva concentrazione degli indici azionari.

Cresce l’interesse per gli ETF attivi

Tra gli strumenti che stanno guadagnando spazio nei portafogli figurano gli ETF attivi. Quasi un investitore italiano su due (49%) li considera utili per migliorare la diversificazione, mentre il 40% ne apprezza il contributo alla gestione del rischio. Il principale elemento di attrattività resta però il contenimento dei costi: il 72% degli investitori italiani indica infatti le commissioni inferiori rispetto ai fondi attivi tradizionali come il principale vantaggio. Seguono la possibilità di negoziazione durante tutta la giornata (51%), la maggiore trasparenza del portafoglio (43%) e la migliore liquidità sul mercato secondario (42%).
Gli investitori ritengono inoltre che l’approccio attivo possa creare maggior valore soprattutto nelle azioni dei mercati emergenti (55%), nelle strategie tematiche e settoriali (43%) e nel segmento delle società a piccola e media capitalizzazione (38%).

Un approccio sempre più integrato tra mercati pubblici e privati

L’indagine mostra anche un cambiamento nel modo di costruire i portafogli. Il 40% degli investitori italiani afferma infatti di valutare congiuntamente le opportunità offerte da mercati quotati e private equity, superando la tradizionale separazione tra investimenti pubblici e privati. Per sostenere la crescita di lungo periodo vengono privilegiate le strategie azionarie attive basate sui fondamentali (67%), le small e mid cap (63%) e il private equity.
Per la generazione di reddito, invece, gli investitori guardano soprattutto alle strategie azionarie orientate ai dividendi (56%) e agli approcci multi-asset (47%).

Titoli di Stato in cima alle preferenze per generare reddito

Guardando ai prossimi 12-18 mesi, gli investitori italiani individuano nei titoli di Stato diversificati lo strumento più interessante per ottenere un rendimento corretto per il rischio: li indica il 51% degli intervistati. Seguono le strategie azionarie focalizzate sul reddito (49%), le obbligazioni high yield (35%), le obbligazioni societarie investment grade (31%) e il credito cartolarizzato (24%). Anche il credito privato continua a suscitare interesse. Il 48% degli investitori considera il private credit investment grade una fonte di rendimento stabile e prevedibile, mentre il direct lending viene apprezzato sia per il potenziale di extra rendimento (38%) sia come fonte di reddito regolare (33%).

Nel complesso, l’indagine evidenzia come gli investitori italiani stiano adattando le proprie strategie a uno scenario caratterizzato da elevata incertezza, privilegiando una maggiore diversificazione tra aree geografiche, asset class e strumenti di investimento e rafforzando il ruolo della gestione attiva nella costruzione dei portafogli.