Google: l’intelligenza artificiale renderà il mondo migliore

29 Gennaio 2019, di Alberto Battaglia

Quella dell’intelligenza artificiale viene spesso presentata come una minaccia, in particolare per il futuro del mondo del lavoro, sfidato da nuovi concorrenti automatizzati. Sull’altro versante, il progresso di queste tecnologie potranno favorire la salute e la sicurezza dell’umanità come prima non si sarebbe mai immaginato. Ne è convinto il senior fellow del Gruppo di ricerca di Google, Jeff Dean, a bordo della Big G sin dal 1999.

 

In un intervento tenuto agli Applied Machine Learning Days, l’evento sull’IA organizzato dal Politecnico di Losanna, Dean ha fornito alcuni esempi sulle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale. Nel 2008 la National Academy of Engineering aveva lanciato 14 sfide per il XXI secolo, fra le quali comparivano il miglioramento delle infrastrutture urbane, una maggiore comprensione sul funzionamento del cervello, la creazione di farmaci più efficaci. Grazie all’IA molte di queste sfide ora hanno avuto un seguito concreto.

Sul fronte delle infrastrutture urbane, ha detto Dean, Waymo, la consociata di Google dedicata alla guida autonoma sta dando un grande contributo. “Dal 2018, le nostre auto sono più sicure rispetto a quelle guidate da esseri umani perché sono in grado di vedere e analizzare costantemente l’ambiente circostante, e già solcano Phoenix e i suoi dintorni”, ha affermato l’esperto.

Per quanto riguarda la salute, l’IA potrà fornire grande supporto alle cure. Dean ha citato il caso della retinopatia diabetica, la principale causa di cecità nel mondo. Grazie a macchinari dotati di IA è possibile analizzare le immagini dell’occhio e prevenire la malattia, migliorando le diagnosi e supplendo a eventuali carenze di oftalmologi (“in India ne mancano più di 100mila”).

Un altro contributo di Google, fra quelli meno prevedibili, riguarda infine l’agricoltura. Dean ha raccontato che in Tanzania l”intelligenza artificiale è utilizzata per combattere diverse malattie della manioca (un tubero dal quale si ricava la tapioca). Grazie a un programma di riconoscimento delle immagini sviluppato da Google, TensorFlow, è sufficiente fotografare le foglie della pianta con lo smartphone per rilevare la presenza di agenti patogeni.
TensorFlow è uno strumento open source in grado di ricevere ed “apprendere” da imponenti quantità di dati. Le potenzialità, insomma, sono tutte da esplorare.
Ma la certezza, per Jeff Dean, è che l’intelligenza artificiale risolverà più problemi di quanti ne possa mai creare.