Inflazione Usa, a novembre sale al 6,8%, un massimo da quasi 40 anni

10 Dicembre 2021, di Massimiliano Volpe

Nuovo rialzo per l’inflazione negli Stati Uniti che a novembre si è portata al 6,8% su base annua, toccando un massimo da quasi 40 anni a questa parte. Il dato è in linea con al consenso degli economisti raccolto da Bloomberg che stimava proprio un rialzo al 6,8% dal 6,2% di ottobre.

Su base mensile il rialzo è dello 0,8%, il più alto dal 1982. Escludendo la componente energetica il balzo è stato dello 0,5%.

Massimiliano Volpe | Wall Street Italia

Per frenare l’aumento dei prezzi la Fed ha già iniziato a ridurre il piano di acquisto di titoli di Stato per 15 miliardi al mese, con l’obiettivo di mettere fine al programma di quantitative easing a giugno 2022. Ulteriori misure saranno discusse al vertice dell’istituto centrale previsto a metà mese.
Numerosi analisti prevedono che nella seconda metà del 2022 la Fed potrebbe anche iniziare a rialzare i tassi di interesse negli Usa.

Secondo quanto evidenziato nei giorni scorsi da Ubp le proiezioni sul tasso dei Fed Funds indicano ora una tempistica di aumento dei tassi più rapida di quella prevista a giugno 2021. L’attesa mediana sui tassi per il 2023 è salita a tre rialzi rispetto ai due di giugno 2021, con altri tre rialzi nel 2024. I membri della Fed sono ancora equamente divisi 9-9 sulla possibilità di alzare i tassi nel 2022. Secondo Ubp i prezzi dell’energia continuano a rappresentare un elemento di vulnerabilità che ha un effetto a catena in tutta la supply chain e gli ultimi commenti della Fed sembrano suggerire che l’inflazione non sia semplicemente un effetto transitorio della ripresa post-Covid.

Più attendista la presidente della Bce Lagarde, che nei giorni scorsi ha escluso un aumento dei tassi nella zona euro, nonostante la ripresa dei prezzi al consumo anche nel Vecchio Continente.

Inflazione, gli effetti per i mercati

Nelle ultime sedute i timori per un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti ha già provocato una fase di debolezza per gli asset rischiosi come azioni e materie prime mentre sui mercati valutari il dollaro è tornato a rafforzarsi supportato anche dalle parole del presidente Biden sui timori per una inflazione persistente negli Usa.