Inflazione italiana all’11,8%: ai massimi dal 1984

16 Novembre 2022, di Mariangela Tessa

L’Istat ritocca al ribasso le stime preliminari dell‘inflazione del mese di ottobre, che resta comunque ai massimi dal 1984. Nei dati definitivi, diffusi oggi, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha mostrato un aumento del 3,4% su base mensile (da 3,5% stimato in precedenza) e dell‘11,8% su base annua (da +8,9% del mese precedente, la stima preliminare era +11,9%). L”inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +5% a +5,3% e quella al netto dei soli beni energetici da +5,5% a +5,9%. L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +8% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo.

“Sono per lo più i beni energetici, sia quelli regolamentati sia quelli non regolamentati, a spiegare la straordinaria accelerazione dell’inflazione di ottobre 2022” commenta l‘Istat, aggiungendo che bisogna risalire a marzo 1984 (quando fu +11,9%) per una variazione tendenziale dell’indice generale NIC superiore a +11,8%. E aggiunge:

“Anche i prezzi dei beni alimentari (sia lavorati sia non lavorati) continuano ad accelerare, in un quadro di tensioni inflazionistiche che attraversano quasi tutti i comparti merceologici (frenano solo i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona). E’ necessario risalire a giugno 1983 (quando registrarono una variazione tendenziale del +13%) per trovare una crescita su base annua dei prezzi del ‘carrello della spesa’ superiore a quella di ottobre 2022 e a marzo 1984 (quando fu +11,9%) per una variazione tendenziale dell’indice generale NIC superiore a +11,8%”.

Il carrello della spesa ai massimi da 1983

Nei dati definitivi di ottobre l’Istituto di statistica ha ritoccato al ribasso anche le prime stime sui prezzi del cosiddetto carrello della spesa di ottobre che restano comunque su livelli record mai registrati dall’83. A ottobre, beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono aumentati da +10,9% a +12,6% (+12,7% precedente stima) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto da +8,4% a +8,9%. “È necessario risalire a giugno 1983 (quando registrarono una variazione tendenziale del +13,0%) per trovare una crescita su base annua dei prezzi del carrello della spesa superiore a quella di ottobre 2022” fanno sapere dall’Istat.

Rischio “fallimento” per le famiglie europee più povere

E proprio sui rischi legati all’impennata dei prezzi, è intervenuta la Bce, secondo cui lo shock energetico, assieme alle rate dei mutui più costose, potrebbe portare “a situazioni di stress finanziario, inclusi default sul pagamento dei debiti” per il 20% di famiglie più povere nell’area euro, che spendono una quota di reddito elevata per mutui e bollette. È quanto si legge nel Rapporto sulla stabilità finanziaria, in cui si sottolinea che “un sostegno delle politiche mirato ad attutire l’impatto di questi shock potrebbe aiutare a mitigare tali rischi”.