Inflazione in salita: sei indicazioni pratiche per gli investitori

15 Marzo 2021, di Mariangela Tessa

Sin dalla crisi finanziaria, le banche centrali hanno mantenuto bassi i tassi di interesse, con l’obiettivo di stimolare l’inflazione. Sinora il successo è stato moderato. Ma ora che il rischio di un aumento dei prezzi è più evidente ed è già visibile nei prezzi del cibo, energia e materie prime, come deve comportarsi l’investitore?

Qualche suggerimento arriva da Ulrich Kaffarnik, Board member e Capital market strategist di DJE Kapital AG, che ha messo nero su bianco alcune indicazioni pratiche per gli investitori.

Prima di entrare nel dettaglio dei consigli, l’espero spiega che l’aumento dei prezzi ha toccato diversi settori – oltre alle obbligazioni, alle azioni e al real estate.

“È interessante, tuttavia, notare che il prezzo del petrolio non ha ancora giocato un ruolo nell’inflazione. In Germania, per esempio, il tasso d’inflazione in gennaio è aumentato dell’1% rispetto all’anno precedente, quando il Covid-19 non aveva ancora avuto quasi nessun impatto. I prezzi dell’energia avevano ancora un effetto moderatore sull’inflazione. Questo meccanismo si invertirà. Registriamo una tendenza al rialzo per l’inflazione a partire dal secondo trimestre, che ci aspettiamo continui nel corso dell’anno. Questo perché durante i vari lockdown in tutto il mondo il prezzo del petrolio era molto basso, soprattutto ad aprile e maggio 2020. Il significativo aumento del prezzo del greggio che registriamo oggi si ripercuoterà sul tasso d’inflazione. Dovremmo aspettarci un aumento dell’inflazione tra il 2 e il 3% nell’Eurozona e negli Stati Uniti.

Secondo i dati attuali, tra un anno potremmo probabilmente tornare al punto di partenza di oggi, con un prezzo del petrolio attorno ai 60 USD. Ma se tra un anno questo prezzo scendesse a 50 dollari, ciò avrebbe un impatto negativo sul tasso d’inflazione. Ecco perché il livello di confronto è così importante, ed un anno fa era molto basso”.

Ecco cosa suggerisce l’esperto per chi investe in questa fase del mercato:

1- L’aumento dei rendimenti obbligazionari: un indice da monitorare

C’è un legame tra i tassi d’interesse e l’inflazione: quando le aspettative sull’inflazione aumentano, gli investitori cercano di anticipare i possibili sviluppi dei mesi a venire, e cioè di inglobarli nelle loro stime. Al momento, i prezzi del cibo, del petrolio e dei metalli industriali continuano a salire. Abbiamo registrato un forte aumento delle aspettative di inflazione, che negli Stati Uniti erano già al 2,2%. Recentemente, però, questo indicatore è parzialmente sceso. Se trasponiamo questo dato alle aspettative degli operatori del mercato, ciò significa che essi presumono che il forte aumento dell’inflazione sia un fenomeno temporaneo. Se durerà solo pochi mesi o un anno è oggetto di dibattito.

2 – L’atteggiamento delle banche centrali e il futuro delle politiche espansive

Al momento sembra che l’economia si stia riprendendo con un certo vigore. La domanda repressa dei consumi è alta, i tassi di risparmio sono molto aumentati a causa delle misure anticrisi varate dai governi, delle indennità a breve termine in Europa e degli assegni ai dipendenti negli Stati Uniti. Al suo picco, il tasso di risparmio negli Stati Uniti ha superato il 30%, facendo segnare un primato storico. Anche in Germania questo indicatore ha superato il 20%. È probabile che la domanda repressa si aggiunga ai fattori che traineranno l’aumento dei prezzi dopo la fine dei lockdown.

Le banche centrali dovranno allora chiedersi se l’aumento dell’inflazione sarà permanente o temporaneo. Tuttavia, è improbabile che si discuta a breve dell’aumento dei tassi d’interesse, poiché nell’autunno 2020 la FED ha già annunciato di essere pronta ad ammettere un tasso d’inflazione superiore al 2% per un certo periodo di tempo se in precedenza fosse stato al di sotto di questa soglia per un certo periodo, guadagnando così tempo. Tuttavia non vi è dubbio che più a lungo dura l’aumento dell’inflazione, più forte si farà la pressione sulle banche centrali.

Per i mercati azionari, questo significherebbe un certo ritiro di liquidità, il che non sarebbe auspicabile. Prima che si possa pensare a un aumento dei tassi d’interesse, FED e BCE dovrebbero cambiare la propria comunicazione.

3- La deflazione: un rischio per il Giappone (non per Europa e USA)

Secondo noi al momento questo rischio è molto contenuto. Vedremo una ripresa relativamente forte dell’economia; a meno che non ci sia una vera battuta d’arresto nei dati della lotta al Covid, per esempio a causa di una mancanza di vaccini o della disponibilità della popolazione a farsi vaccinare.

Ma siamo lontani da una deflazione di proporzioni giapponesi. Negli ultimi anni, in Europa e negli Stati Uniti c’è stata soprattutto disinflazione, con i tassi d’inflazione positivi (e i prezzi che continuano ad aumentare) ma un calo del tasso di variazione.

4 – I pro e i contro dei tassi di interesse alti

Più bassi sono i tassi d’interesse, più basse sono le spese delle aziende per gli interessi – se si guardano le cose separatamente, questo dato ha innanzitutto un effetto positivo sui profitti.

Tassi d’interesse bassi o in calo sono positivi anche per i mercati finanziari, perché più bassi sono i tassi d’interesse, più alto sono le valutazioni per le azioni. D’altra parte, un aumento dei tassi è salutare, poiché si tratta di un segno della ripresa dell’economia e che le aziende hanno spazio per imporre ai clienti prezzi più alti. Inoltre, storicamente, i prezzi delle azioni performano molto meglio nelle fasi di aumento dei tassi che nelle fasi di forte calo.

5 – Aumento dei tassi di interesse: qual è la soglia limite da tenere presente

Prima di averne un effetto negativo per l’economia, i tassi di interesse potrebbero aumentare di 100 punti base rispetto ai livelli attuali. Il modo invece in cui questo aumento influenza i mercati azionari è un punto più critico, con un impatto sulle valutazioni dei titoli che generano dividendi, soprattutto se i tassi d’interesse salgono rapidamente: ciò colpisce le valutazioni delle azioni a dividendo. In questo caso, tuttavia, il movimento è verso il basso.

6 – Un consiglio pratico per gli investitori

Prendendo a esempio i titoli di Stato americani a 10 anni, con un rendimento di forse 2% gli investitori possono iniziare a pensare di ridurre il peso delle azioni e tornare al reddito fisso. Attualmente, però, il rendimento dei Treasuries si attesta appena intorno all’1,4%.