Incentivi auto: esauriti i fondi per i modelli a benzina, diesel e ibridi

14 Giugno 2022, di Alessandra Caparello

Esauriti i 170 milioni di euro di incentivi auto messi a disposizione dal Mite per l’acquisto con rottamazione obbligatoria di auto ibride e termiche a basse emissioni di anidride carbonica (61-135 g/km).  Le prenotazioni dei contributi sulla piattaforma informatica del ministero dello Sviluppo economico si erano aperte solo alle 10 del 25 maggio, dopo parecchie settimane di attesa e in meno di venti giorni, festivi compresi, i fondi che il governo aveva stanziato nei mesi scorsi si sono esauriti.

Incentivi auto: quali sono terminati

Il Governo ha messo a disposizione complessivamente 650 milioni di cui 220 milioni di euro per le auto di fascia 0-20 (elettriche), 225 milioni a quelle di fascia 21-60 (ibride plug-in); 170 milioni a quella di fascia 61-135 (ibride, benzina e diesel a basse emissioni), 10 milioni sono a disposizione dei veicoli commerciali, 10 milioni sono stanziati per motocicli e ciclomotori non elettrici e 15 milioni per i veicoli a due ruote elettrici. In particolare i 650 milioni di euro per l’anno 2022 vengono così ripartiti:

  • Per l’acquisto di auto di categoria M1
    • 220 milioni di euro per la fascia 0-20 (elettriche)
    • 225 milioni di euro per la fascia 21-60 (ibride plug – in)
    • 170 milioni di euro per la fascia 61-135 (endotermiche a basse emissioni)
  • Per motocicli e ciclomotori (categoria L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e, L7e) vengono invece stanziati 10 milioni per i veicoli non elettrici e 15 milioni per i veicoli elettrici, mentre 10 milioni di euro sono destinati ai veicoli commerciali di categoria N1 e N2.

Incentivi auto: quali si possono ancora chiedere

Rimane cospicua la dotazione sulle auto elettriche e ibride. Sulle prime – che possono ottenere 3 mila euro senza rottamazione e 5 mila con la demolizione di una vettura fino a Euro 4 – sono ancora disponibili più di 187 milioni di euro sui 209 stanziati, ossia quasi il 90% delle risorse destinate alle vetture con emissioni di anidride carbonica comprese tra 0 e 20 g/km. Per le seconde (2 mila euro senza rottamazione e 4 mila con demolizione) vi sono ancora più di 202 milioni sui 218,5 allocati sulla fascia di emissioni 21-60 g/km, ossia più del 92%.

Possono accedere a tali contributi le persone fisiche mentre le persone giuridiche, a cui è riservata una quota del 5% delle risorse stanziate per la categoria M1, possono prenotare i contributi solo ed esclusivamente per le fasce 0-20 e 21-60 g/km CO2 se i veicoli sono impiegati in car sharing con finalità commerciali.

L’iter per avere l’incentivo prevede queste quattro fasi:

  1. Prenotazione: il concessionario/rivenditore, una volta completata la registrazione alla piattaforma, procede con la prenotazione del contributo per ogni veicolo e, in base alla disponibilità del fondo, riceve conferma della prenotazione effettuata.
  2. Erogazione: il concessionario/rivenditore riconosce al suo cliente il contributo tramite compensazione del prezzo di acquisto.
  3. Rimborso: il costruttore/importatore del veicolo rimborsa al concessionario/rivenditore il contributo erogato.
  4. Recupero: il costruttore/importatore del veicolo riceve dal concessionario/rivenditore tutta la documentazione utile per recuperare il contributo rimborsato sotto forma di credito d’imposta.

Ue mette al bando auto a diesel e benzina dal 2035

Il tutto mentre l’Unione europea mette al bando le vendite auto con motore a combustione a diesel e benzina. Dal 2035, ha deciso la plenaria del Parlamento europeo su proposta della Commissione europea, sarà obbligatoria l’immissione sul mercato Ue di auto e furgoni nuovi a zero emissioni. Il che decreta sostanzialmente la fine dei veicoli a combustione interna.

Lo stop alle vetture endotermiche si inserisce nel pacchetto di riforme climatiche Fit for 55, presentato dall’esecutivo Ue lo scorso luglio con l’obiettivo di ridurre le emissioni totali di CO2 dell’economia europea del 55% – rispetto al 1990 – entro il 2030, per poi puntare alla totale neutralità climatica nel 2050, come previsto dal Green Deal europeo.

Il testo farà ora da base negoziale per le trattative che il Parlamento deve condurre con il Consiglio e la Commissione, riuniti nel cosiddetto trilogo per strappare un accordo finale sul provvedimento.