In pensione anticipata con assegno ridotto del 6%: la proposta del governo

10 Febbraio 2020, di Alessandra Caparello

Il cantiere previdenziale è aperto e il governo starebbe studiando un’alternativa al ricalcolo con il metodo contributivo per la pensione anticipata.

Tra le tante ipotesi emerse dal tavolo di confronto con i sindacati,  particolarmente osteggiata da questi ultimi è proprio quella che riguarda la pensione anticipata con il ricalcolo contributivo che comporterebbe di fatto una decurtazione sull’assegno di un terzo. In soldoni, come spiega Repubblica, il pensionato potrebbe perdere un importo che va da 50 mila a 80 mila euro netti – a seconda dei casi – con un’attesa di vita media a 82 anni.

In pensione anticipata perdendo il 30% dell’assegno: le critiche dei sindacati

Critici da sempre i sindacati secondo cui il taglio del 30% è inaccettabile  e portano degli esempi concreti. Nel dettaglio è l’Osservatorio previdenza della Fondazione Di Vittorio della Cgil tramite il responsabile della previdenza pubblica Ezio Cigna che spiega:

“Un metalmeccanico di terzo livello, ad esempio, con 23 mila euro di retribuzione a 64 anni e una carriera lavorativa piatta, senza cioè salti di stipendio, passerebbe da 1.145 a 801 euro di pensione lorda con un taglio del 30%”.

La proposta del governo

Da qui la controproposta del governo: permettere di andare in pensione prima con una penalità del 6% per tre anni di anticipo. In altre parole si pensa a sostituire il ricalcolo contributivo con una penalizzazione per ogni anno di anticipo sull’uscita.

“Potrebbe essere una strada” afferma il sottosegretario all’Economia, in quota Partito democratico, Pier Paolo Baretta.

Se vuoi andare via prima, ad esempio a 64 anni con 36 o 38 di contributi, hai una penalità. Penalità più conveniente del ricalcolo visto che per tre anni di anticipo si perde il 6% anziché il 30%. La pensione netta scenderebbe da 952 a 732 euro al mese, meno di quella di cittadinanza e dopo 36 anni di lavoro. In totale rinuncerebbe a 51.480 euro netti dai 64 anni fino agli 82.

Quando e se andrà in porto la novità ancora non si sa ma sicuramente il governo non ha intenzione per tale riforma previdenziale di andare a spendere più di quanto prevede la quota 100.