Imu: la beffa direttamente dal Tesoro. Resta la rata di gennaio

10 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La partita, fanno sapere i tecnici del ministero del Tesoro, è chiusa. E la beffa, dunque, è servita. Nonostante le promesse di cancellazione integrale, saranno circa 10 milioni gli italiani chiamati alla cassa entro il 16 gennaio 2014 per versare parte della seconda rata Imu del 2013 dopo che la prima era stata soppressa dal governo a giugno.

Entro la giornata di ieri i Comuni avevano l’obbligo di pubblicare sul proprio sito internet la delibera con le aliquote dell’imposta municipale unica. Per gli immobili diversi dall’abitazione principale, il versamento va fatto entro lunedì prossimo e dunque Caf e commercialisti hanno poco tempo per fare i calcoli definitivi e completare gli adempimenti: una situazione ai limiti del caos.

LA BEFFA

Per le case di residenza invece sarebbero 2.500 i Comuni che hanno deliberato un’aliquota più alta rispetto a quella del 2012. Un fastidio non da poco per i proprietari che si vedranno costretti a versare il 40% della differenza fra l’imposta calcolata con l’aliquota reale e quella generata dall’aliquota standard dello 0,4 per mille.

Il meccanismo coinvolge sia gli aumenti applicati nel 2012 che nel 2013 e per i sindaci le aliquote reali producono in tutto 1 miliardo di gettito aggiuntivo. Il sacrificio chiesto ai cittadini, che in queste ore dovranno scrutare il sito del proprio comune a caccia di informazioni, si è reso necessario in quanto servivano circa 3 miliardi per chiudere la questione in maniera positiva.

Ma il governo ne ha trovati solo 2,1. Secondo le stime dell’Anci, l’associazione dei sindaci guidata da Piero Fassino, sarebbero necessari poco più di 400 milioni per salvare i contribuenti dal pagamento di gennaio.

Una eventualità che viene però esclusa categoricamente dai collaboratori del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. In via XX Settembre si fa notare che, dopo i molti sforzi fatti per far quadrare i conti su vari fronti, non ci sono più margini nel bilancio pubblico per evitare che la mannaia della mini Imu cada sui contribuenti e si fa osservare che, in ogni caso, nella peggiore delle ipotesi non si pagherà più di 60 euro.

La Uil, ad esempio, stima un versamento medio di 42 euro. Molte le grandi città colpite. A Milano l’aliquota è passata dal 4 al 6 per mille, a Bologna dal 4 al 5, a Napoli dal 5 al 6 e a Genova dal 5 al 5,8 per mille. La sola speranza di recuperare le tasse versate è affidata al parlamento dove un emendamento del Pd alla legge di stabilità prevede la detraibilità della mini Imu dalla tassa sui servizi che i contribuenti dovranno pagare nel 2014. Tra l’altro la lettura del decreto approvato dal governo un paio di settimane fa lascia perplessi i commercialisti che dovranno fare i conti.

Nel testo si legge infatti che la somma dovuta si ottiene dalla differenza tra l’imposta calcolata con aliquota e detrazione decise dal comune e quella determinata con i valori standard nazionali. Tuttavia nel dispositivo si fa riferimento alla sola “detrazione di base” di 200 euro per l’abitazione principale senza citare l’ulteriore detrazione di 50 euro per ciascun figlio fino ai 26 anni di età che vive in casa.

Un dettaglio non da poco. Ad esempio, un nucleo con tre figli ed una casa con una rendita catastale di 350 euro che vive in un comune che ha alzato l’aliquota al 6 per mille, dovrà pagare una cinquantina di euro di mini Imu, come i contribuenti senza figli.

Ma se nel calcolo entrassero anche i 150 euro di detrazione aggiuntiva per i figli a carico l’imposta andrebbe a zero in quanto sarebbero nulli entrambi i termini della differenza. Sulla questione fonti tecniche del Tesoro rassicurano garantendo che si potrà godere di detrazioni piene sia sull’abitazione che sui figli abbattendo così il carico fiscale.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Messaggero – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © Il Messaggero. All rights reserved