Immobiliare: salasso fiscale, +150% in cinque anni

21 Ottobre 2016, di Daniele Chicca

Dal 2011 a oggi sull’immobiliare italiano si sono abbattuti costi fiscali esorbitanti, per un aumento delle tasse del +150%. L’accusa viene da Confedilizia, che dice testualmente: “è ora di cambiare” e anziché limitarsi ad accusare il governo per l’accanimento terapeutico contro un settore in difficoltà, avanza tre proposte concrete.

Le puntualizzazioni dell’associazione edilizia italiana giungono non a caso nel giorno in cui al Parlamento viene presentato il disegno di legge di bilancio. Dalla Sala Einaudi di Roma Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, ha elencato in conferenza stampa le misure che il suo istituto chiede per alleggerire il peso fiscale sulle attività nell’immobiliare:

  1. Introduzione di una cedolare secca per le locazioni commerciali, con avvio sperimentale per nuove attività aperte in locali sfitti o per i “negozi di vicinato”
  2. Equiparazione del trattamento fiscale dei canoni di locazione abitativi e non abitativi non percepiti;
  3. Previsione di un limite del 4 per mille alla somma delle aliquote Imu-Tasi per i contratti di locazione a canone calmierato (“concordati” e per studenti universitari);
  4. Proroga per un quadriennio della cedolare secca al 10 per cento per i contratti di locazione a canone calmierato;
  5. Ripristino della deduzione Irpef del 15 per cento per i redditi da locazione;
  6. Soppressione dell’Irpef sugli immobili non locati.

 

Con l’Imu e la Tasi da pagare, il carico fiscale è il 150% più alto di quello dato dall’Ici, la tassa sulla casa vigente in Italia fino al 2011. E questo nonostante sia stata eliminata l’imposta sulla prima casa.

Oltre a questa vera e propria patrimoniale (22 miliardi di gettito), a gravare sul settore immobiliare sono le imposte sul reddito (Irpef, Ires, cedolare secca) per un totale di 9,2 miliardi di tributi, le imposte indirette sui trasferimenti e operazioni (Iva, imposta di registro, di bollo, ipotecarie e catastali), 9,6 miliardi di altri tributi (Tari, tributo provinciale per l’ambiente, contributi ai Consorzi di bonifica) e infine un miliardo sulle locazioni (imposta di registro, imposta di bollo).