Il test da superare per ottenere un lavoro a Silicon Valley

10 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – All’inizio dell’era d’oro di Google, quando negli Anni 90 le startup incominciavano a sorgere come funghi nella Silicon Valley, la domanda che piu’ andava di moda ai colloqui era un semplice quesito di cinque minuti per testare la capacita’ comunicativa e di ascolto del candidato.

Quando arrivava il momento della “domanda verita’”, si narra che Sergey Brin, fondatore di Google insieme a Larry Page, fosse solito avvicinarsi al candidato ed esporre il seguente quesito: “Le daro’ cinque minuti di tempo. Quando ritorno vorrei che lei mi spiegasse qualcosa di complicato che io ancora non conosco bene. Puo’ parlare di un suo hobby, di qualcosa di tecnico, di qualunque cosa voglia. Semplicemente si assicuri che sia un argomento sul quale e’ molto ferrato”.

Presso Referly, piattaforma di condivisione nell’e-commerce, e’ tuttora la domanda piu’ frequente posta dal team delle risorse umane. L’approccio e’ molto simile e la domanda si basa sullo stesso concetto: scoprire l’intelligenza del candidato. “Voglio che lei mi spieghi una cosa. Scelga un argomento a piacere: un hobby che pratica, un libro che ha letto o un progetto su cui ha lavorato. Avra’ a disposizione solo 5 minuti per spiegarlo. All’inizio dei cinque minuti deve pensare che io non so nulla a riguardo. Alla fine del suo intervento dovrei essere in grado di capire la parte cruciale dell’argomento. Durante questi cinque minuti potrei rivolgerle delle domande e anche lei puo’ farlo. Prenda tutto il tempo che le serve, perche’ voglio che ci rifletta su bene. Mi faccia sapere lei quando e’ pronto per cominciare”.

Una spiegazione a lungo termine e’ infatti il metodo ideale per scoprire in poco tempo il quoziente intellettivo di un candidato. Ovviamente richiede anche una capacita’ di giudizio soggettivo elevata, un colloquio orale (e non via email) e una predominanza della lingua come se fosse materna. Inoltre, siccome non si tratta di esaminare il grado di istruzione ma quello di intelligenza di una persona, e’ inutile affrontare un argomento predeterminato. Meglio lasciare che sia il candidato a scegliere.

Se la domanda e’ cosi’ sorprendentemente popolare a Silicon Valley una ragione ci deve essere. E’ molto probabile che essa si sia rivelata la maniera piu’ efficace per misurare l’intelligenza generale di un individuo.

Secondo gli esperti in materia il modo strategico migliore per sapere in un unico test se il candidato e’ abbastanza brillante da meritare un posto di lavoro presso le piu’ avanzate societa’ di tecnologia al mondo e’ quella di formulare una sola domanda che sia comprensibile per tutti e che consenta un’ampia varieta’ di risposte. Cosi’ facendo non si favorisce chi e’ specializzato in un determinato campo.

Sopratutto, la domanda ideale deve avere un alto “g-loading”, ossia deve essere in grado di estrapolare il meglio dal cervello di ognuno, per poterne verificare il grado (G) di intelligenza. Per fattore G si intende l’elemento generale dell’intelligenza umana: e’ un conceto sviluppato nell’ambito delle ricerche in psicometria sulle capacita’ cognitive di ciascuno.
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Il candidato ideale e’ quello che dimostra scioltezza e chiarezza nell’elaborazione della spiegazione, fermandosi ogni tanto per chiedere se e’ tutto chiaro.

Le persone che pongono l’accento sulla capacita’ di comprensione dell’interlocutore e che pensano al cliente in tutto quello che viene fatto e prodotto in azienda.

Al contrario i candidati meno bravi sono quelli che pensano che presentazione del discorso e comunicazione siano la stessa cosa. Cio’ fa perdere loro di vista l’audience a cui si rivolgono. Finiscono per essere degli esperti nel saper risolvere i problemi, ma sono gli stessi dipendenti che poi non hanno un argomento costruttivo per supportare il loro operato.

Spiegarsi per analogie e’ una scorciatoia di cui fanno uso alcuni dei migliori candidati. Un esempio e’ quello del poker. Approfittando del fatto che – mettiamo – l’interlocutore conosce le regole del backgammon, il candidato ideale spiegherebbe in modo chiaro come nel gioco molto popolare in Turchia tutte le pedine sulla tavola sono informazioni di cui possono usufruire entrambi i giocatori. Nel poker al contrario ci sono delle informazioni che restano nascoste. Queste sono il genere di spiegazioni che permettono di comunicare con efficacia un’idea e dimostrare di sapere andare incontro alle esigenze e ai bisogni del cliente, includendo tutte le implicazioni del caso in modo molto sintetico.

E’ interessante notare, infine, che molti ragazzi che negli Anni 80 hanno partecipato al gioco a premi Usa “Child’s Play”, trasmesso dall’emittente CBC, come l’attore e artista degli effetti digitali Masi Oka, sono risultati piu’ intelligenti della media. Nel ‘quiz show’ televisivo i concorrenti adulti dovevano indovinare le parole della soluzione, basandosi solo sulle definizioni fornite loro dai ragazzi piu’ piccoli.

Per contattare l’autore Twitter @neroarcobaleno; daniele@wallstreetitalia.com