Il mini-QE di Draghi, Bce spaccata

1 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Qualche decina di miliardi. Al massimo un centinaio, e in ogni caso ben meno di quanto vorrebbero i sostenitori della necessità di un massiccio programma di “Quantitative Easing” della Bce nell’area euro. A ipotizzare queste cifre limitate è il Financial Times, che all’antivigilia del Consiglio direttivo di inizio luglio parla di un vero e proprio “stallo” all’istituzione monetaria sul programma di acquisti di titoli finanziari che ancora deve essere finalizzato.

Il mese scorso la Bce ha reagito alla persistente debolezza dell’inflazione tagliando i tassi di interesse al nuovo minimo storico dello 0,15 per cento e preparando l’immissione di nuove liquidità nell’economia reale, mediante rifinanziamenti agevolati e vincolati alle banche. Inoltre il presidente Mario Draghi ha parlato di progressi verso un piano di acquisti di titoli finanziari, al momento focalizzato sugli Abs (Asset backed securities). Servirà a rivitalizzare le cartolarizzazioni, che continuano a subire la cattiva fama seguita alla crisi dei mutui subprime negli Usa nel 2007 (mutui che appunto erano stati in buona misura cartolarizzati).

Ma secondo il Ft a dispetto del lavoro portato avanti da tre direzioni generali della Bce – quelle responsabili di operazioni di mercato, quadro normativo e gestione del rischio – i dettagli di questo QE sugli Abs stentano a farsi strada. E una delle principali ragioni è che il mercato su cui si pensa di intervenire “resta più o meno morto”.

E così “quale che sia il programma che dovesse venir deciso – si legge – sarà ben più modesto di quel che si riteneva necessario per la bassa inflazione”. Mobiliterà “qualche decina di miliardi”, dice il quotidiano che cita le attese di alcuni analisti di banche private.

Intanto giovedì a Francoforte torna a riunirsi il Consiglio direttivo e dopo le misure varate a giugno al momento gli analisti non prevedono novità di rilievo. In queste settimane dall’economia sono giunte indicazioni contrastanti, anche oggi da un lato le indagini sull’attività delle imprese hanno confermato rallentamenti, in un contesto di crescita che prosegue, dall’altro il mercato del lavoro ha riservato alcuni limitati progressi.
E l’inflazione di Eurolandia, ferma allo 0,5 per cento a giugno, resta ben lontana da quel “inferiore ma vicina al 2 per cento” a cui la vorrebbe la Bce. Infine l’euro ha ripreso a salire leggermente e in serata si attesta a 1,3687 dollari. (TmNews)