Il Giappone continuerà a stampare moneta anche senza Abe?

28 Agosto 2020, di Massimiliano Volpe

Questa mattina Shinzo Abe ha annunciato le sue dimissioni da primo ministro del Giappone, a causa della ricomparsa di un problema di salute di lunga data.
Le sue dimissioni mettono fine a un mandato di otto anni durante il quale Abe ha assicurato la stabilità politica, ha rafforzato la presenza internazionale e ha introdotto una serie di riforme note come Abenomics consistenti in politiche monetarie aggressive, consolidamento fiscale e strategia di crescita.
Come noto uno dei punti di forza di queste politiche è rappresentato dai massicci acquisti di titoli di Stato effettuati dalla banca centrale per finanziare politiche in deficit (in media 3,7% all’anno) che hanno portato il rapporto debito pubblico/Pil al 237%, il più alto al mondo.

Questa combinazione unica di politiche, che qualcuno potrebbe definire sovranista, è stata copiata e adottata da altre grandi economie, soprattutto durante la crisi del Covid.

Ci sarà continuità nella Abenomics?

Secondo Neil Williams, senior economic adviser di Federated Hermes, “le dimissioni di Abe difficilmente disperderanno gli sforzi che il Giappone sta perseguendo nel suo percorso volto a mettersi finalmente alle spalle la fase di deflazione (dovuta a una scarsa crescita dell’economia, ndr).
Anche gli effetti esercitati dalla pandemia forniscono una motivazione in più per prolungare un allentamento della politica monetaria che va avanti ormai da 22 anni, quindi da un periodo molto precedente al mandato record di Abe. L’approccio molto prudente del Paese dovrebbe dunque proseguire, con i tassi a livelli molto bassi, e con un governo che fa sempre più affidamento sulla sua Banca centrale, che attualmente detiene, oltre la metà dei titoli di Stato giapponesi”.

Anche Paul Brain, gestore del fondo BNY Mellon Global Dynamic Bond, sottolinea che le politiche della banca centrale giapponese e il suo programma di acquisto di titolo di Stato sono state una pietra fondante delle politiche del Giappone negli ultimi anni. “Il nuovo Primo Ministro dovrà invece rispondere a una domanda chiave: è possibile fare di più in termini di stimoli governativi? I mercati continueranno a guardare, hanno grandi aspettative sulle future politiche fiscali del Giappone”.

Della stessa opinione anche Archibald Ciganer, gestore del fondo Japanese Equity di T. Rowe Price, che non si aspetta grandi variazioni negli aspetti positivi e popolari delle riforme di mercato di Abe e nelle politiche del suo partito LDP.
Il suo successore sarà molto probabilmente uno dei suoi più stretti alleati all’interno del partito e continuerà a portare avanti i principi generali della sua politica costruttiva.

Si unisce al coro anche Dan Carter, gestore azionario giapponese di Jupiter AM, “per noi la politica giapponese si è spesso attenuta al vecchio cliché ‘stesso vino, bottiglia diversa’, è improbabile che l’era post-Abe abbia un’agenda politica radicalmente diversa, e una transizione ordinata da un membro del partito liberale a un altro rende questo concetto più vero che mai. Abe ha annunciato che continuerà a ricoprire il ruolo di primo ministro fino a quando non verrà scelto un successore e questa dovrebbe essere considerata una buona notizia, in quanto limita il turnover nei ruoli di vertice e rende più probabile l’esclusione di vecchi statisti inclini alla gaffe come il vice primo ministro Taro Aso”.

Il futuro per lo yen

Secondo Bny Mellon c’è però la possibilità che lo yen sia indebolito dall’incertezza politica. Con il dollaro ancora debole per via dell’allentamento delle politiche monetarie americane, lo yen potrebbe non perdere troppo terreno contro il biglietto verde, mentre altre valute come l’euro e le divise dipendenti dalle materie prime potrebbero rafforzarsi di più in termini relativi”.

Cosa succederà al Nikkei

Sui mercati azionari non sono attese grandi ripercussioni tanto che la view sull’azionario giapponese di T. Rowe Price rimane positiva, soprattutto se il percorso di miglioramenti a livello strutturale ed economico continuerà.
“Con le aziende giapponesi che mostrano un debito netto minimo o nullo e nonostante i profitti aziendali siano stati messi sotto pressione, il Giappone offre un insieme di caratteristiche molto diverse rispetto alle azioni Usa, che hanno guidato il forte rally dei listini degli ultimi mesi.
All’avvicinarsi della prossima fase del ciclo azionario e della prossima evoluzione della governance politica interna e internazionale, continuiamo a ritenere che il Giappone rappresenti un’interessante opportunità per la gestione attiva, date le sue dinamiche di cambiamento positive e poco battute dagli investitori” evidenziano da T. Rowe Price.
Della stessa opinione anche M&G Investments secondo cui le large cap giapponesi hanno inoltre alcuni dei bilanci più solidi a livello globale, e quindi anche una significativa destabilizzazione dei mercati azionari nel medio termine sembra improbabile.

Uno sguardo al mercato obbligazionario

Non sono previsti scossoni nemmeno per il mercato obbligazionario. “Guardando alle obbligazioni giapponesi gli investitori non dovrebbero aspettarsi grandi sconvolgimenti, perché il mercato è controllato (e probabilmente continuerà ad esserlo) dalla Bank of Japan e dal ministero del Tesoro” chiariscono da BNY Mellon.