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Il fondo sovrano norvegese a caccia del nuovo ceo: in lizza anche teenager e disoccupati

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La Norvegia è alla ricerca del prossimo capitano per guidare la nave più ricca del mondo: il Norges Bank Investment Management (NBIM), il suo fondo sovrano da circa 1.700 miliardi di euro, alimentato dalle entrate derivanti dal petrolio e dal gas del Mare del Nord. L’annuncio della ricerca di un nuovo CEO, una delle più prestigiose e influenti nel panorama finanziario globale, ha attirato ben 82 candidature, un mix eclettico che spazia da figure istituzionali di spicco a outsider che sognano di gestire il futuro finanziario del paese scandinavo. Il candidato ideale dovrà possedere una solida esperienza finanziaria, una profonda conoscenza dei mercati globali, una visione strategica a lungo termine e una forte sensibilità alle tematiche ambientali e sociali.

Il ceo Tangen è pronto al bis

L’attuale CEO, Nicolai Tangen, il cui mandato quinquennale scadrà a settembre 2025, ha espresso il desiderio di rimanere al timone e ha presentato la propria candidatura per un secondo mandato. Tangen, noto per la sua gestione oculata e per aver saputo navigare in acque finanziarie spesso tempestose, è diventato una figura popolare in Norvegia anche grazie al suo podcast “In Good Company”, che ha superato i 5 milioni di download e ha visto la partecipazione di giganti del calibro di Elon Musk e Satya Nadella. L’obiettivo di Tangen con questo progetto era quello di rendere più trasparente e comprensibile ai cittadini norvegesi la complessa strategia di investimento del fondo.

Competizione agguerrita

Ma la competizione per la poltrona di CEO si preannuncia agguerrita. Tra i candidati spiccano anche nomi come Erlend Grimstad, ex viceministro delle Finanze, un profilo istituzionale che conosce a fondo i meccanismi dello Stato e le sfide economiche del paese. In lizza c’è anche Frode Pleym, il leader di Greenpeace Norvegia, una candidatura a sorpresa che solleva interrogativi interessanti sulla direzione futura del fondo e sul suo impegno per gli investimenti sostenibili. La presenza di Pleym tra i candidati potrebbe segnalare una crescente attenzione da parte del governo norvegese verso le tematiche ambientali e la necessità di allineare gli investimenti del fondo agli obiettivi di decarbonizzazione globale.

A rendere ancora più singolare la lista dei candidati, la presenza di profili non convenzionali come comici, teenager e persino disoccupati. Se da un lato queste candidature potrebbero sembrare eccentriche, dall’altro testimoniano l’interesse e la consapevolezza diffusa tra i norvegesi riguardo all’importanza del fondo sovrano e al suo ruolo cruciale nel garantire il benessere delle generazioni future.

Norges Bank Investment Management

Il Norges Bank Investment Management è molto più di un semplice fondo di investimento. È un pilastro dell’economia norvegese, un salvadanaio che custodisce le ricchezze derivanti dalla vendita di petrolio e gas e le investe in modo responsabile per garantire un futuro prospero al paese. Il fondo detiene una quota media dell’1,5% di tutte le azioni quotate a livello globale, il che lo rende un attore di primo piano sui mercati finanziari internazionali e gli conferisce un’enorme influenza sulle decisioni delle aziende in cui investe.

Nel 2024, il fondo ha realizzato un utile di 2,5 trilioni di corone(222,4 miliardi di dollari), superando il record stabilito un anno prima, quando aveva raggiunto i 2,22 trilioni di corone, mettendo a segno una performance dell’8,59 per cento, grazie soprattutto agli investimenti nel settore tecnologico.

In portafoglio anche 112 le società italiane quotate in Borsa, secondo il resoconto a fine 2024. Si tratta di un calo rispetto alle 133 dell’anno precedente, e che in termini di partecipazioni  valgono complessivamente 11,28 miliardi di dollari (pari allo 0,6% degli investimenti complessivi del fondo), rispetto agli 11,17 miliardi di dollari dell’anno precedente. Le quote più consistenti sono quelle detenute in Unicredit (1,72 miliardi di dollari, pari al 2,78%), Enel (1,04 miliardi di dollari, pari al 1,44%), Intesa Sanpaolo (945 milioni di dollari, pari al 1,33%), Ferrari (736 milioni di dollari, pari al 0,71%) e Stellantis (614 milioni di dollari, pari al 1,63%).