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La successione di Jamie Dimon alla guida di JP Morgan torna al centro dell’attenzione di Wall Street, ma il passaggio di consegne alla guida della più grande banca Usa non sembra essere imminente. La banca ha infatti annunciato una profonda riorganizzazione del proprio management, ridisegnando gli equilibri ai vertici e restringendo il numero dei possibili eredi del suo storico amministratore delegato. Allo stesso tempo, però, tutto lascia pensare che Dimon resterà al comando ancora per diversi anni.
JP Morgan: Dimon resta CEO per altri tre anni
Secondo quanto riportato da Reuters, il numero uno di JPMorgan avrebbe intenzione di mantenere il ruolo di amministratore delegato per almeno altri tre anni. Una prospettiva che conferma quanto lo stesso Dimon aveva lasciato intendere nei mesi scorsi e che riflette anche la volontà del consiglio di amministrazione di proseguire con una leadership considerata un punto di riferimento per la banca e per l’intero sistema finanziario americano.
Alla fine del suo mandato operativo, l’attuale Ceo dovrebbe assumere il ruolo di presidente esecutivo, continuando così a seguire le scelte strategiche del gruppo anche dopo aver lasciato la gestione quotidiana.
Cambiano gli equilibri ai vertici di JPMorgan
Le novità più importanti riguardano proprio la struttura del management. JPMorgan ha promosso Doug Petno e Troy Rohrbaugh al ruolo di co-presidenti, affidando loro responsabilità sempre più ampie nella gestione della banca.
Contestualmente è stata annunciata l’uscita di Marianne Lake, manager che per molti anni era stata considerata una delle principali candidate alla successione di Dimon. Dopo oltre venticinque anni di carriera nel gruppo, Lake ha deciso di lasciare l’istituto, modificando in maniera significativa gli equilibri della corsa alla futura guida della banca.
Con questa scelta il numero dei possibili successori si restringe e l’attenzione degli analisti si concentra ora soprattutto sui due nuovi co-presidenti.
Chi sono i candidati più accreditati
Doug Petno e Troy Rohrbaugh rappresentano due profili molto diversi ma entrambi cresciuti all’interno di JPMorgan. Petno assumerà la guida della divisione Commercial & Investment Bank, mentre Rohrbaugh diventerà amministratore delegato dell’area Consumer & Community Banking, cioè il business dedicato ai clienti privati. Secondo diversi osservatori, Petno parte con un leggero vantaggio nella corsa alla successione grazie all’ampia esperienza maturata in differenti aree del gruppo e alla maggiore notorietà presso gli investitori istituzionali.
Rohrbaugh, invece, potrebbe rafforzare la propria candidatura nel medio-lungo periodo. La guida della banca retail gli consentirà infatti di ampliare ulteriormente le proprie competenze, aggiungendo l’esperienza nella gestione del business consumer a quella già maturata nell’investment banking e nelle attività di trading. Per questo motivo, al momento, nessuno dei due appare nettamente favorito e la partita resta completamente aperta.
Bonus milionari per trattenere i manager
A confermare la volontà di costruire una squadra stabile per il futuro sono anche gli incentivi economici annunciati contestualmente alla riorganizzazione. JPMorgan ha assegnato a Doug Petno e Troy Rohrbaugh bonus di retention da 30 milioni di dollari ciascuno, destinati a incentivarne la permanenza all’interno del gruppo.
Anche Jennifer Piepszak, chief operating officer, e Mary Erdoes, responsabile dell’asset e wealth management, riceveranno bonus da 20 milioni di dollari. Secondo gli analisti, questi incentivi rappresentano un chiaro segnale della volontà della banca di mantenere compatta la squadra dirigente durante una fase particolarmente delicata della pianificazione della successione.
Il rebus Dimon continua
Da anni il futuro di Jamie Dimon è uno dei temi più seguiti dai mercati finanziari. Alla guida di JPMorgan dal gennaio 2006 e presidente dal 2007, il manager ha trasformato la banca nella principale realtà bancaria degli Stati Uniti, attraversando con successo la crisi finanziaria del 2008, la pandemia e le successive turbolenze dei mercati. Proprio il suo peso all’interno del gruppo ha reso particolarmente complesso individuare un successore.
Negli ultimi anni Dimon ha fornito indicazioni diverse sui tempi del proprio ritiro. In un primo momento aveva ipotizzato di lasciare entro cinque anni, successivamente aveva parlato di un orizzonte temporale più lungo e, lo scorso febbraio, aveva dichiarato di voler restare ancora “per qualche anno”. Le indiscrezioni circolate in queste ore sembrano ora dare maggiore concretezza a questa ipotesi, indicando una permanenza di almeno altri tre anni.
La lunga permanenza di Dimon avrebbe avuto anche un effetto collaterale all’interno della banca. Nel corso degli anni numerosi dirigenti considerati possibili successori hanno infatti lasciato JPMorgan per assumere incarichi di vertice presso altri istituti finanziari, comprendendo che il momento del ricambio ai vertici continuava a essere rinviato. Secondo diversi analisti, proprio questa mancanza di una tempistica definita ha contribuito a mantenere aperta la competizione interna, ma ha anche favorito la perdita di alcuni manager di primo piano.
La reazione positiva del mercato
Per gli analisti la presenza stabile di Jamie Dimon al timone della banca continua a rappresentare una garanzia in una fase caratterizzata da elevata volatilità economica e geopolitica.
La riorganizzazione annunciata da JPMorgan mostra chiaramente che la banca sta preparando il terreno per il futuro. La promozione di Petno e Rohrbaugh, insieme ai consistenti incentivi destinati al management, rappresenta un tassello importante del piano di successione. Tuttavia, il messaggio che arriva da New York è altrettanto chiaro: Jamie Dimon non ha ancora intenzione di lasciare la guida della banca. Il processo di transizione è iniziato, ma procederà con gradualità, senza accelerazioni.
Per il momento, quindi, Wall Street dovrà continuare ad attendere. La corsa alla successione è entrata in una nuova fase, ma il banchiere più influente degli Stati Uniti resta saldamente al comando di JPMorgan, mentre i suoi possibili eredi continuano a costruire il proprio percorso all’interno del gruppo.