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AI, investitori in allerta per rischio bolla: le Magnifiche 7 bruciano a giugno 2.300 miliardi

Dopo oltre un anno di rialzi sostenuti dall’entusiasmo per l‘intelligenza artificiale, nel mese di giugno le Magnifiche 7 – Microsoft, Nvidia, Alphabet, Apple, Meta, Tesla e Amazon – hanno visto sfumare complessivamente circa 2.300 miliardi di dollari di valore in Borsa. Lo riporta la CNBC, specificando che tali perdite riflettono il crescente scetticismo degli investitori nei confronti dell’imponente ciclo di investimenti avviato dai colossi della tecnologia per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, in un momento in cui altri segmenti del mercato stanno offrendo rendimenti superiori.

Il sell-off ha riacceso un dibattito che accompagna ormai da mesi Wall Street: quello sulla possibile formazione di una nuova bolla speculativa legata all’intelligenza artificiale. Le valutazioni raggiunte dai principali titoli tecnologici, insieme alla forte concentrazione dei rialzi su poche società a mega capitalizzazione, hanno alimentato il confronto con precedenti episodi di euforia dei mercati, a partire dalla bolla delle dot-com.

Cosa c’è dietro il sell-off

Sotto la lente dei mercati sono finiti i piani di investimento senza precedenti che le sette società stanno destinando all’acquisto di semiconduttori e alla costruzione di nuovi data center necessari ad alimentare i servizi di intelligenza artificiale. Una parte rilevante di questi investimenti viene inoltre finanziata attraverso nuovo debito, aumentando l’attenzione degli investitori sulla capacità delle aziende di trasformare rapidamente la spesa in crescita degli utili e dei flussi di cassa.

A pesare sul sentiment hanno contribuito anche i timori di una Federal Reserve orientata a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto. Tassi di interesse elevati, infatti, rendono più costoso finanziare gli investimenti e tendono a penalizzare soprattutto i titoli caratterizzati da valutazioni molto elevate.

L’appuntamento decisivo sarà la stagione delle trimestrali del secondo trimestre, che prenderà il via nel mese di luglio e rappresenterà il primo vero banco di prova per verificare il ritorno economico degli investimenti effettuati.

“Le prossime saranno settimane decisive per il settore tecnologico”, ha osservato Dan Ives, managing director di Wedbush Securities. In una nota citata da CNBC, l’analista definisce la prossima stagione delle trimestrali come “la prova del nove” per confermare la validità della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

Mercato caro? I segnali che preoccupano gli analisti

A rafforzare le preoccupazioni contribuiscono alcuni indicatori di valutazione del mercato statunitense. Secondo Reuters, il cosiddetto Buffett Indicator, che mette a confronto la capitalizzazione complessiva della Borsa americana con il Pil degli Stati Uniti, si è attestato al 218% nel primo trimestre dell’anno, appena sotto il massimo storico del 219% registrato nel trimestre precedente. Livelli che, storicamente, sono stati associati a fasi di forte sopravvalutazione del mercato.

Anche altri multipli mostrano quotazioni decisamente superiori alla media storica. Il rapporto prezzo/fatturato (Price-to-Sales) dell’S&P 500 si colloca a 3,22 volte, contro una media di lungo periodo pari a 1,84. Più contenuto, invece, il rapporto prezzo/utili prospettico (forward P/E), pari a circa 20 volte gli utili attesi, ancora distante dai picchi superiori a 25 registrati durante la bolla internet di inizio anni Duemila.

Secondo Oliver Shale, investment specialist di Ruffer, valutazioni, posizionamento degli investitori e sentiment stanno tutti indicando un aumento della fragilità del mercato. Una lettura confermata anche dal Bubble Risk Indicator elaborato da BofA Global Research, che assegna un punteggio di 0,91 al comparto dei semiconduttori e di 0,82 al settore tecnologico, su una scala in cui 1 rappresenta una dinamica tipica delle bolle speculative.

Microsoft e Nvidia guidano le vendite

Se la correzione ha colpito tutti i Magnifici 7, Microsoft e Nvidia hanno fatto peggio con perdite, nel solo mese di giugno, rispettivamente del 20% e del 13%. Più contenuti i ribassi di Apple e Amazon, che si calcolano intorno all’8%.

Decisamente migliore, invece, l’andamento del comparto dei semiconduttori, che continua a beneficiare direttamente della forte domanda di chip per applicazioni di intelligenza artificiale. Il Philadelphia Semiconductor Index, che comprende società come TSMC, Micron e ASML, ha registrato un progresso di circa il 6% nel mese di giugno. Su base annua il confronto è ancora più evidente: l’indice dei semiconduttori segna un rialzo superiore al 90%, mentre il gruppo delle Magnificent 7 registra una flessione del 3,4% nello stesso periodo.

Come osserva JJ Kinahan di Cboe Global Markets, finora i maggiori beneficiari della corsa all’intelligenza artificiale sono stati i produttori di chip e di infrastrutture tecnologiche. Molto più complesso sarà dimostrare che le aziende che stanno sostenendo investimenti per centinaia di miliardi di dollari riusciranno a ottenere ritorni economici proporzionati alla spesa.

La forte domanda proveniente dalle Big Tech continua infatti ad assorbire la produzione di chip, creando carenze di offerta che si riflettono positivamente lungo l’intera filiera, dai produttori di componentistica fino ai costruttori di impianti.

Nessuna euforia, ma la prudenza aumenta

Non tutti gli indicatori, tuttavia, suggeriscono l’imminenza di una correzione più profonda. L’ultimo sondaggio della American Association of Individual Investors (AAII) mostra un miglioramento del sentiment degli investitori, ma senza raggiungere livelli di euforia tipici delle grandi bolle speculative. Allo stesso tempo, anche il rally di Wall Street appare oggi meno concentrato rispetto ai mesi precedenti, con una partecipazione più ampia di altri comparti del mercato oltre ai giganti tecnologici.

Per molti strategist, il rischio principale non è tanto quello di uno scoppio imminente della bolla, quanto la possibilità che il mercato stia incorporando aspettative troppo ottimistiche sulla capacità delle Big Tech di mantenere nel tempo margini elevati e ritmi di crescita straordinari. Le prossime trimestrali saranno quindi decisive per capire se l’enorme scommessa sull’intelligenza artificiale potrà continuare a sostenere le valutazioni oppure se sarà necessario un ridimensionamento delle aspettative.