Il Coronavirus è una pandemia. Che cosa cambia

12 Marzo 2020, di Mariangela Tessa

Se ne parlava ormai da giorni, ma ieri è arrivata la comunicazione ufficiale dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) che ha classificato il COVID-19 come pandemia, alzando in questo modo il livello d’allerta rispetto alla precedente definizione di epidemia.

“Nelle ultime due settimane – ha scritto l’OMS – il numero di casi di COVID-19 fuori dalla Cina è aumentato di 13 volte, e il numero di nazioni interessate è triplicato. Oggi ci sono oltre 118 mila casi in 114 Paesi, e 4.291 persone hanno perso la vita. Migliaia in più stanno combattendo per la propria vita negli ospedali. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, ci aspettiamo di vedere il numero di casi, di morti e di nazioni interessate aumentare ulteriormente. L’OMS ha valutato questa epidemia in modo puntuale e siamo molto preoccupati sia per i livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia per i livelli allarmanti di inattività”. “Pandemia non è una parola da usare a cuor leggero o incautamente” prosegue l’OMS. “È una parola che, se usata a sproposito, può causare paura irragionevole, o accettazione ingiustificata di una battaglia persa, portando a sofferenze e morti non necessarie. Descrivere la situazione come pandemica non cambia la valutazione dell’OMS del pericolo posto da questo coronavirus. Non cambia quello che stiamo facendo e quello che i Paesi dovrebbero fare. Non abbiamo mai visto una pandemia da coronavirus prima d’ora, ma neanche una pandemia che può essere controllata allo stesso tempo”.

Che cosa significa pandemia?

La differenza tra epidemia e pandemia non ha a che fare con la gravità di una malattia, ma con la sua diffusione geografica.

Vediamo le differenza tra:

  • Epidemia è una manifestazione collettiva di una malattia, e si verifica quando il numero dei casi aumenta rapidamente in breve tempo e interessa in una particolare area un numero di persone più alto rispetto alla media, per una certa comunità.
  • Pandemia implica la presenza di nuovo agente patogeno per il quale le persone non hanno immunità che si diffonde rapidamente e con facilità in una zona molto più vasta e diffusa rispetto a quella solitamente interessata da un’epidemia.

Che cosa cambia

Secondo quanto ha dichiarato Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, in un’intervista al Foglio. “Quello che cambia è che ora l’Oms ha un potere molto più importante di moral suasion. Ora può emanare indicazioni più cogenti alle nazioni e avere un peso maggiore su di loro per invitarle ad agire con tempestività“. In altre parole, da ora in poi l’organizzazione di Ginevra può adottare misure più stringenti rispetto alle raccomandazioni formulate sinora.

La dichiarazione di pandemia implica inoltre che ogni Paese metta a punto un Piano pandemico e che lo aggiorni costantemente sulla base delle linee guida dell’Oms.  Tale piano possono prevedere misure per riorganizzare i posti letto negli ospedali, comprese le strutture di terapia intensiva, e percorsi per alleggerire le strutture di pronto soccorso; altri provvedimenti possono riguardare i numeri del personale sanitario; l’acquisto di farmaci e la messa a punto e la produzione su larga scala di un vaccino diventano prioritarie, così come l’organizzazione delle campagne di vaccinazione; in alcuni casi potrebbe anche diventare necessario fare delle scelte relative all’accesso alle terapie.

I casi precedenti di pandemia

La Covid-19 è la seconda pandemia di questo secolo. L’ultima risale al 2009, quando l’influenza H1N1, la cosiddetta influenza suina, colpì circa un miliardo di persone nei primi sei mesi, causando 600.000 morti .

Tra le pandemie più conosciute, la cosiddetta “spagnola” che si diffuse tra il 1918 e il 1919, e l’asiatica del 1957. Rispetto alle pandemie passate, quella del coronavirus è anche la seconda pandemia in un mondo globalizzato e nella quale il virus si è spostato rapidamente da un continente all’altro a bordo degli aerei, proprio come aveva fatto il virus dell’influenza H1N1.

Profondamente diversa, invece, la situazione ai tempi della Spagnola del 1918, che aveva provocato tra  50 milioni e 100 milioni di morti superando con il suo bilancio di vittime quello della Prima Guerra Mondiale. I virus attraversavano i continenti molto più lentamente anche ai tempi della pandemia dell’Asiatica del 1957, che uccise 1,1 milioni di persone, e della Hong Kong del 1968, che uccise un milione di persone.