Hoenig (Ex Fed): banche Usa “sottocapitalizzate e non sicure”

13 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Ormai lo si è capito: gli stress tests condotti in Usa e in Europa sono una mezza farsa, nel senso che in realtà non hanno preso in esame condizioni di vera difficoltà, sottovalutando l’impatto che potrebbero avere crisi sistemiche sui bilanci ancora poco solidi degli istituti di credito del mondo industrializzato.

La conferma di quanto siano ancora sotto capitalizzate le banche americane viene dall’ex governatore di lungo corso della Federal Reserve di Kansas City, Thomas Hoenig, che ha lancaito un allarme sui difetti e sulla debolezza del settore.

Secono gli esami della banca centrale, le principali banche degli Stati Uniti sarebbero in grado di uscire indenni da un’altra crisi finanziaria senza dover ricorrere a piani di salvataggio con denaro pubblico.

Hoenig ha pubblicato dati che contraddicono le conclusioni della Fed. I calcoli mostrano come il capitale di alcune banche sia in media solo del 4,97% degli asset in bilancio alla fine del 2014 e non del 12,9%, ben al di sopra dei livelli minimi richiesti dalle autorità di controllo.

La discrepanza nei calcoli è dovuta in gran parte dall’opinione differente sui rischi rappresentati dai contratti derivati presenti nei portafogli degli istituti di credito di Wall Street usati per fare profitti e speculare.

Hoenig, che è stato il direttore della Federal Reserve di Kansas City per 20 anni, il massimo concesso, osserva come secondo i dati ufficiali i derivati in mano alle cinque banche principali americane siano pari a 300 miliardi. In realtà secondo le nrome internazionali, gli strumenti finanziari di JPMorgan Chase, Citigroup, Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno un valore pari a 4 mila miliardi di dollari.

Nell’analisi di Hoenig i derivati sono calcolati come attivi iscritti a bilancio, il che riduce il rapporto tra capitale e asset.

I calcoli di Hoenig sono da considerare più attendibili di quelli della Fed per un semplice motivo: le perdite e i guadagni risultanti dai derivati possono essere facilmente compensati in un contesto economico stabile, ma durante le crisi finanziarie tutto cambia.

Dopo che è scoppiata la bolla dei mutui subprime, ai contribuenti americani è stato chiesto di fornire agli istituti di credito in difficoltà decine di miliardi di dollari per sopperire alle perdite subite per via degli investimenti in strumenti ad alto rischio.

In un sistema in salute le banche detengono un cuscinetto di capitale tale da garantire che non si ripeta quanto avvenuto durante l’ultima crisi. I funzionari pensano che sia questo il caso allo stato attuale delle cose.

Secondo Hoenig, vice presidente della Federal Deposit Insurance Corporation, agenzia indipendente da governo e banca centrale che gestisce fondi del bilancio federale, si sbagliano di grosso.

Fonte: New York Times

(DaC)