Hard Brexit, derivati a rischio: il piano dell’Italia

18 Dicembre 2018, di Alessandra Caparello

In caso di hard Brexit tra i vari problemi che ne deriverebbero si segnala anche il caso derivati. Il tempo stringe e molti dei paesi Ue si stanno preparando per colmare il vuoto normativo che si creerebbe sui contratti derivati in caso di divorzio duro tra Gran Bretagna e Unione europea. Germania, Francia e Olanda sono sulla buona strada. E l’Italia?

Secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, il Ministero dell’Economia ha avviato un tavolo tecnico che coinvolge tutte le Autorità del settore finanziario tra cui la Consob ma per ora nulla di concreto.

I problemi che hard Brexit creerebbe ai derivati attualmente non regolati presso Controparti centrali non possono essere risolti da normative europee Servono legislazioni ad hoc dei vari Paesi. Purtroppo non tutti si stanno muovendo in questa direzione.

Così James Bardrick, Uk Chief country officer di Citigroup. Il rischio è che senza una normativa ad hoc, alcuni contratti derivati non standardizzati e non regolati attraverso Controparti centrali potrebbero cadere in Italia in una sorta di limbo. Le tipologie di derivati attualmente esistenti sono due: una standardizzata e regolata attraverso Controparti Centrali (cioè attraverso istituzioni che si mettono n mezzo tra i contraenti e garantiscono il buon esito dei contratti), una invece non standardizzata e non regolata attraverso Controparti centrali, in sostanza derivati fatti “su misura” dalle banche per le imprese per soddisfare alcune loro esigenze specifiche.

In caso di hard Brexit il problema è per entrambe le tipologie ma sulla seconda occorre una  legislazione nazionale per disciplinare un eventuale periodo transitorio se il divorzio fosse senza accordo.

Il problema nasce dal fatto che se il divorzio tra Londra e Bruxelles avvenisse senza accordo, le banche inglesi perderebbero il passaporto europeo e dunque non potrebbero più offrire servizi finanziari nell’Unione europea. In merito ai derivati il problema è che le banche inglesi non sarebbero  più abilitate ad eseguire determinate operazioni connesse a contratti derivati stipulati con clienti comunitari. Da qui la necessità di interventi nazionali ad hoc.