Guerra dazi si intensifica, mercati accusano il colpo

3 Settembre 2018, di Daniele Chicca

La guerra commerciale per ora non aveva minato in maniera drastica l’ottimismo degli investitori. Tuttavia i timori di un’escalation globale stanno pian piano iniziando a zavorrare gli indici principali delle Borse Mondiali. Donald Trump ha detto che non c’è bisogno che il Canada faccia parte del NAFTA (North American Free Trade Agreement) su cui per ora c’è l’accordo bilaterale con il Messico e ha esortato al Congresso a non immischiarsi.

Intanto i rinnovati timori legati alle tensioni commerciali con Cina ed Europa influiscono negativamente sull’appetito per il rischio. Il presidente Usa ha fatto sapere ai suoi consulenti di prepararsi a imporre nuovi dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti importati dalla Cina a partire da giovedì.

Si tratterebbe di un deterioramento della situazione dopo che l’apertura ai colloqui tra Cina e Usa avevano fatto pensare a un raffreddamento delle tensioni. Gli Usa hanno già adottato tariffe punitive contro beni importati dalla Cina per 50 miliardi di dollari. Quanto all’Europa, Trump ha detto che “è quasi peggio della Cina” quando in materia di pratiche commerciali sleali.

I mercati azionari mondiali scivolano così per un terzo giorno di fila, appesantite dai timori legati alla guerra commerciale e dalla tempesta di vendite che si abbatte sulle valute di alcuni paesi emergenti. Le Borse europee scambiano sottotono mentre in Asia, l’indice MSCI della regione, escluso il Giappone, scambia in calo dello 0,7% circa. In Usa mercati sono chiusi per il Labor Day.

Timori legati al commercio non riescono a minare l’ottimismo

Dal fronte macro, l’indebolimento della crescita dell’attività manifatturiera in area euro ai minimi di quasi due anni in agosto, certificata dall’ultimo sondaggio PMI, mostra che i venti di una guerra commerciale stanno impattando anche l’economia reale in Eurozona.

“Con l’inizio di una nuova settimana e di settembre, le paure legate al commercio sono al centro delle preoccupazioni degli investitori. A questo si aggiunge il rischio di instabilità nei mercati emergenti dopo i pesanti cali di peso argentino e lira turca la settimana scorsa”, riferisce a Reuters Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets.

Secondo Toby Nangle, responsabile asset allocation globale e Responsabile multi-asset, EMEA di Columbia Threadneedle Investments e la collega Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset, i mercati risentono dell’acuirsi delle guerre commerciali globali, del rallentamento economico in Cina, della debolezza valutaria e dei rischi sistemici provenienti dalle banche europee, nonché della crisi in Turchia.

Ma l’ottimismo non è ancora del tutto intaccato. “A fronte di questi fattori – dicono i manager – non abbiamo modificato le nostre allocazioni, ritenendo che l’attuale dinamica economica e degli utili continui a supportare un cauto ottimismo sugli attivi rischiosi malgrado l’avvicinarsi della fine del ciclo e i nostri crescenti timori sul fronte del commercio globale”.