Gross: scordatevi tassi di crescita e rendimenti degli ultimi anni

13 Aprile 2017, di Daniele Chicca

L’ultimo outlook mensile di Bill Gross si divide principalmente in due parti: nella prima il guru dei bond ora consulente di Janus Capital elenca una serie di questi esistenziali con il format domanda e risposta, del tipo “se ti obbligassi a scegliere tra uccidere il tuo animale da compagnia preferito o un essere umano sconosciuto, cosa faresti?”, mentre nella seconda ritorna su uno dei suoi soggetti preferiti, ovvero: ce la farà l’ambiziosa agenda di Donald Trump a riportare gli Stati Uniti a tassi di crescita del 3%?

La risposta in estrema sintesi è no e Gross, ex CEO di Pimco, la fornisce citando uno studio del Fondo monetario internazionale in cui si dice che “a meno che non si arrivi a una scoperta tecnologica insperata, la crescita della produttività difficilmente tornerà ai livelli elevati degli Anni 90 per le economie industrializzate e degli Anni 2000 per quelle in via di Sviluppo“.

In altre parole il messaggio che vuole trasmettere Gross è che tutti i segnali economici sembrano puntare a un rallentamento della produttività generale nel mondo e non solo relegato agli Usa. L’incremento delle tariffe doganali e le restrizioni ai flussi migratori non faranno che esacerbare tale frenata dell’attività. La crescita economica mondiale e quella degli Stati Uniti saranno inferiori alla media, secondo Gross e l’Fmi.

Il ragionamento di Gross porta a una conclusione prevedibile sul fatto che i prezzi di mercati siano saliti su livelli esageratamente alti, ingiustificati dalla condizioni economiche future, e pertanto bisogna agire di conseguenza quando si attuano le proprie strategie di investimento.

“A giudicare dai prezzi di Borsa i mercati azionari sono troppo ottimisti mentre i rendimenti dei mercati obbligazionari puntano su una crescita troppo alta e i valori di tutti gli asse sono su livelli artificiali che solo un investitore prevenuto potrebbe credere che possano portare a ritorni da investimento dell’ordine di quelli visti negli ultimi sei anni o nei decenni che hanno portato al crac di Lehman Brothers. I tassi di crescita e produttività che sono all’origine di tali rialzi, sono probabilmente un ricordo distante di un’era ormai conclusa“.