Green pass da domani obbligatorio per lavorare. Italia semiparalizzata, a rischio spesa

14 Ottobre 2021, di Alessandra Caparello

Giorno X domani, venerdì 15 ottobre quando i dipendenti pubblici e privati potranno accedere ai luoghi di lavoro solo dotati di green pass, il certificato verde digitale concesso a chi si è vaccinato contro il Covid-19. In molti difatti non hanno provveduto alla vaccinazione  e onde evitare una nuova ondata di contagi che costirnga a nuovi lockdown, il governo preseiduto da Mario Draghi ha introdotto, per l aprima volta in tutta Ue, l’obbligo di dotarsi del green pass sui luoghi di lavoro.

Come ha spiegato il Presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta:

Abbiamo calcolato che sono 6,2 milioni i non vaccinati over 12 in età da lavoro, di questi 4 milioni dovrebbero essere gli occupati e anche se si dovessero vaccinare ora ci vogliono due settimane dalla prima dose per il green pass. Questo significa che dal 15 ottobre dovremo essere in grado di fare 8 milioni di tamponi a settimana, mentre adesso ne facciamo un milione e 200mila, è impossibile che al 15 ottobre tutti abbiano il green pass.

Chi non ha il green pass dovrà procedere ad effettuare ed esibire il tampone che vale 48 ore, quindi una media di 3 tamponi a settimana.

Green pass a lavoro: le faq del Governo

Sul sito di Palazzo Chigi sono presenti una serie di Faq che chiariscono alcuni aspetti sull’obbligatorietà del green pass. In particolare si precisa che oltre ai lavoratori dipendenti della singola amministrazione, sono soggetti all’obbligo i dipendenti delle imprese che hanno in appalto i servizi di pulizia, di ristorazione, di manutenzione, di rifornimento dei distributori automatici, i consulenti e collaboratori e i prestatori o frequentatori di corsi di formazione, come pure i corrieri che recapitano all’interno degli uffici posta d’ufficio o privata.

I soggetti in attesa di rilascio di valida certificazione verde potranno utilizzare i documenti rilasciati dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. I soggetti sprovvisti di certificazione verde dovranno essere allontanati dal posto di lavoro e ciascun giorno di mancato servizio, fino alla esibizione della certificazione verde, è considerato assenza ingiustificata, includendo nel periodo di assenza anche le eventuali giornate festive o non lavorative. In nessun caso l’assenza della certificazione verde comporta il licenziamento.

Il soggetto preposto al controllo è il datore di lavoro, che può delegare questa funzione con atto scritto a specifico personale, preferibilmente con qualifica dirigenziale. Il controllo potrà avvenire all’accesso, evitando ritardi e code durante le procedure di ingresso, o successivamente, a tappeto o su un campione quotidianamente non inferiore al 20% del personale in servizio, assicurando la rotazione e quindi il controllo di tutto il personale.  Per le verifiche, sarà possibile usare l’applicazione gratuita Verifica C-19. Inoltre, saranno fornite alle amministrazioni applicazioni e piattaforme volte a facilitare il controllo automatizzato, sul modello di quanto avvenuto per scuole e università.

Chi non è vaccinato per motivi di salute dovranno esibire un certificato contenente l’apposito ‘QR code’ in corso di predisposizione e nelle more del rilascio del relativo applicativo, il personale esente – previa trasmissione della relativa documentazione sanitaria al medico competente dell’amministrazione di appartenenza – non potrà essere soggetto ad alcun controllo.

Le sanzioni per chi non possiede la certificazione

Il lavoratore, pubblico o privato, è considerato assente ingiustificato, senza diritto allo stipendio, fino alla presentazione del green pass se si presenta al lavoro senza il certificato. Il lavoratore che accede al luogo di lavoro senza green pass va incontro ad una multa che va da 600 a 1.500 euro. Vengono poi applicate anche le sanzioni disciplinari eventualmente previste dai contratti collettivi di settore. Oltre alla retribuzione, non sarà più versata al lavoratore senza green pass qualsiasi altra componente della retribuzione, anche di natura previdenziale, avente carattere fisso e continuativo, accessorio o indennitario, previsto per la giornata di lavoro non prestata. I giorni di assenza ingiustificata non concorrono alla maturazione delle ferie e comportano la perdita della relativa anzianità di servizio.

Rischio venerdì nero

Dai porti, alla logistica fino al trasporto delle merci, sono i più nevralgici i settori che domani con l’introduzione dell’obbligo del green pass rischiano di bloccare l’Italia intera.  Domani indetti numerosi scioperi e blocchi delle categorie produttive insieme a manifestazioni in decine di città da chi si oppone allo strumento imposto dal governo per spingere più italiani possibili a vaccinarsi.

Così a Trieste si rischia la paralisi, a causa di un’altissima quota (40%) di dipendenti senza certificato verde. I portuali hanno rifiutato la proposta del governo di tamponi gratis e domani incroceranno le braccia almeno fino a quando non si troverà una soluzione a loro consona. Così anche a Genova e Palermo. Preoccupa anche il settore agricolo dove un terzo dei 390mila lavoratori è senza vaccino, 15mila tra le forze dell’ordine e infine nel settore del trasporto pubblico locale, la percentuale dei non vaccinati viaggia tra il 10 e il 20%.

Con l’85% dei trasporti commerciali che in Italia avviene su strada, lo stop di camion e tir mette a rischio la spesa degli italiani soprattutto per i prodotti più deperibili come il latte, la frutta e la verdura che non riescono a raggiungere gli scaffali dei mercati. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in riferimento alla protesta degli autotrasportatori per l’entrata in vigore dell’obbligo del green pass. Le difficoltà dei trasporti – continua la Coldiretti – minacciano le forniture di oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio da parte delle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole presenti nel Paese.