Grecia, rischio di default in luglio

28 Aprile 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Chi pensava che la crisi del debito greco fosse ormai alle spalle, dovrà ricredersi. Dopo l’annullamento del summit tra creditori e governo, la situazione si fa nuovamente drammatica per il travagliato paese dell’area euro. Il governo Tsipras si è piegato alle domande dei creditori per poter sbloccare il terzo piano di aiuti esterni negli ultimi cinque anni, ma anche questo potrebbe rivelarsi insufficiente.

Per superare la crisi una volta per tutte bisognerebbe che i creditori e obbligazionisti si rassegnassero a fare grossi sacrifici e accettare se non una svalutazione almeno una ristrutturazione del debito. Per arrivarci bisognerà prima però sbloccare l’ultima trance di prestiti della troika.

Le entrate fiscali continuano a essere inferiori alle attese mentre continuano le domande dei creditori per ulteriori sacrifici e tagli ai servizi, come il sistema previdenziale. A meno che i creditori non concedano nuovi prestiti, a luglio le finanze pubbliche della Grecia faranno crac.

Torna dunque a riaffacciarsi lo spauracchio del default tanto temuto all’apice della crisi del debito sovrano dell’area euro. Siamo al controsenso: senza denaro fresco dai creditori, la Grecia non sarà in grado di ripagare gli stessi creditori a cui deve montagne di soldi.

Il governo di sinistra del premier Tsipras ha detto di no a nuove misure di austerity e ha chiesto di convocare un vertice straordinario con i creditori, ma il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha rifiutato la proposta.

I soldi finiranno a metà maggio

Lo stallo nei negoziati ha rinnovato l’incertezza sul futuro del paese, in un momento particolarmente delicato per l’area periferica, vista l’instabilità politica in Spagna e la situazione pericolante delle banche italiane che hanno le pance piene di sofferenze bancarie e titoli di Stato.

La verità è che in Grecia la crisi del debito pubblico non è mai stata risolta. Per farlo come diceva anche l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, poi dimessosi, bisognerebbe perdonare buona parte del passivo statale.

Il paese è ormai a corto di liquidità e ha chiesto ai direttori degli ospedali di girare tutti i contanti a disposizione su un contro corrente della Banca centrale. In pratica i direttori sanitari si sono visti sequestrare i soldi. Senza un’intesa con i creditori, già a maggio il governo finirebbe le risorse finanziarie. Per sopravvivere l’unica strada sarebbe indebitarsi nuovamente, sul mercato.

Per ora il vertice dei ministri delle Finanze dell’Eurozona è stato prima cancellato e poi rinviato a data da destinarsi Il premier Tsipras ha intenzione di chiedere al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk di indire un meeting straordinario dei leader dell’area della moneta unica per poter sbloccare la situazione.

In mezzo a tante incertezze l’unico dato certo è che i soldi che non possono essere ripagati non saranno restituiti. La sola cosa incerta è sempre la solita: non si sa quale sarà il momento esatto in cui scoppierà la crisi del credito. Quel momento potrebbe giungere in luglio, nel mezzo di un’estate che si preannuncia quanto mai calda per l’Europa, tra nuove elezioni in Spagna e referendum sulla Brexit.