Grecia: il bail-in è iniziato. C’è la mano della Bce

7 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ATENE (WSI) – La Bce ha alzato le richieste di garanzia pretesa dalle banche greche in cambio dei fondi emergenza e ora molti istituti rischiano di fare crac provocando un effetto domino. L’incubo per i cittadini greci che non hanno già trasferito i propri capitali all’estero è iniziato.

Con la decisione di mantenere il livello di fondi di emergenza alle banche greche bloccato a 89 miliardi, la soglia stabilita due settimane fa, Mario Draghi rischia di far saltare per aria il sistema finanziario ellenico. C’è chi specula che forse è proprio quello che vuole ottenere l’istituto centrale di Francoforte.

L’istituto ha aumentato l’haircut sui bond in garanzia obbligando le banche greche a fornire maggiore collaterale. Se le banche non possono più offrire il collaterale, indispensabile per avere accesso al canale di finanziamento di emergenza della Bce (ELA), faranno crac. Le società del credito greche fanno infatti totale affidamento sui canali della Banca centrale europea per poter rimanere solventi.

L’istituto, insomma, sta correndo il rischio di provocare un contagio del sistema e il collasso del settore finanziario ellenico. Sarebbe l’effetto immediato dei default a pioggia degli istituti di credito del paese in crisi.

Entrando più nello specifico della misura, la Bce ha annunciato ieri che “il consiglio direttivo ha deciso di modificare il peso delle svalutazioni accettate sul collaterale delle banche greche per poter fornire sostegno tramite il canale di emergenza ELA”.

Si tratta a tutti gli effetti del primo passo verso i prelievi dai depositi presso le banche greche. Per mettersi al sicuro contro un eventuale rischio di default dei pagamenti, la Bce imporrà un haircut più alto in cambio dei fondi di emergenza. Lo scopo è ridurre i rischi, diminuendo il collaterale delle banche greche ad una quota appena superiore al livello attuale, che è di circa 90 miliardi.

Senza collaterale, le banche dovranno dire addio ai fondi esterni di sostegno. In poche parole, con un haircut sul collaterale più pesante, si avvicina il momento in cui le banche saranno costrette a chiedere un prelievo dai conti correnti per poter sostentare. I rumor dicono che a subirne le conseguenze saranno tutti i depositi superiori a 8 mila euro.

A rompere i ponti tra Grecia ed Europa contribuisce anche la Bce con le sue mosse. La teoria cospiratoria di Goldman Sachs va proprio in questa direzione e sostiene che un default di Atene è precisamente quello che vuole la Bce.

Un qualsiasi chance di trovare un compromesso per risolvere la crisi greca salta per aria se le banche non hanno la liquidità per poter sostentare e finiscono per diventare insolvibili. Anche in questo frangente, la chiave della crisi è nelle mani di Mario Draghi.

Per collaterale si intende gli insieme di asset, siano essi titoli o liquidità, che la controparte debitrice (in questo caso le banche greche) offre come garanzia al creditore per coprire il rischio di credito risultante dalle transazioni finanziarie negoziate dalle due parti. In questo caso nel fornimento degli aiuti finanziari di emergenza.

L’haircut o svalutazione del collaterale offre un margine di sicurezza al creditore, in modo da tener conto delle possibili variazioni di prezzo del collaterale.

(DaC)