Economia

Grecia ha appena €600 milioni. La verità su debito rimborsato a Fmi

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ROMA (WSI) – Fino a poche ore nessuno conosceva l’ammontare della liquidità presente nelle casse di Atene. Ora è ufficiale, dal momento che lo stesso governo greco ha pubblicato i numeri: nelle casse dello stato, sotto forma di riserve cash, sono rimasti poco più di 600 milioni di euro. Lo rende noto il governo di Alexis Tsipras, stando a quanto riportato dalla giornalista Helena Smith per il Guardian.

Smith ricorda il decreto presidenziale che ha consentito allo stato di seguestrare i fondi degli enti pubblici; attraverso tale disposizione, €64,5 milioni sono stati trasferiti dalle autorità locali alla Banca centrale della Grecia, stando a quanto riporta una nota dell’esecutivo. Un ammontare di €535,8 milioni è stato trasferito da “altri enti (che rappresentano) il governo”, continua la nota.

C’è di più: è vero che Atene ha rimborsato la tranche di debiti che doveva onorare verso il Fondo Monetario Internazionale. Ma ora emergono indiscrezioni secondo cui, per questo pagamento, pari a 750 milioni di euro, la Grecia ha utilizzato ben 650 milioni di euro di riserve speciali di emergenza, attingendo da un conto aperto proprio presso l’Fmi. Si tratta degli special drawing rights (SDR), in italiano diritti speciali di prelievo, che sono di fatto riserve di emergenza.

Il quotidiano Ekathimerini ricorda che tali riserve dovranno essere ricostituite entro un mese. “L’Fmi era d’accordo sul loro utilizzo, viste le condizioni critiche di liquidità della Grecia; senza l’utilizzo di quelle riserve, il pagamento dovuto oggi non sarebbe stato possibile”.

Ieri, ai giornalisti che lo aspettavano a Bruxelles, Yanis Varoufakis si è mostrato ottimista, sfoggiando sorrisi e rilasciando dichiarazioni piene di speranza. Ma il ministro delle Finanze greco è ben consapevole della situazione drammatica in cui versa il suo paese e la scorsa notte ha dovuto ammettere che i problemi di liquidità della Grecia sono ora “terribilmente urgenti”.

A rendere più precarie le condizioni di Atene, le indiscrezioni riportate dal quotidiano spagnolo El Mundo, secondo cui il Fondo Monetario Internazionale, deluso dall’assenza di passi in avanti, sarebbe riluttante a finanziare un terzo bailout. Sembra d’altronde che la Grecia avrà bisogno di un nuovo programma di assistenza finanziaria quando l’accordo attuale con l’Eurozona scadrà alla fine di giugno. L’accordo con l’Fmi scade nel 2016.

El Mundo fa notare che gli unici paesi che in precedenza non sono riusciti a onorare i debiti verso l’Fmi sono stati lo Zimbabwe, la Somalia e il Sudan. Se le indiscrezioni del quotidiano spagnolo dovessero confermarsi corrette, il destino di Atene rimarrebbe completamente nella mano dell’Eurogruppo, della Commissione europea e della Bce.

Oggi un nuovo incontro tra i ministri delle finanze dell’Eurogruppo, sempre a Bruxelles, in occasione della riunione del Consiglio dell’Ecofin.

Il numero uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha confermato i timori di Varoufakis, riferendo a Bloomberg che “la liquidità sta diventando sempre più difficile, con il passare del tempo”. Ma la Grecia oggi non è l’unica protagonista. Riflettori puntati anche su quelle che saranno le dichiarazioni di George Osborne, riconfermato ministro delle Finanze.

“Noi siamo qui con un chiaro mandato, che è quello di migliorare le relazioni del Regno Unito con il resto dell’Unione europea, per riformare l’Ue in modo tale da permettere la creazione di posti di lavoro e il miglioramento del tenore di vita per tutti i cittadini. Ritengo che ormai nessuno abbia più dubbi sul fatto che ci sarà un referendum sulla nostra appartenenza all’Ue. Noi tendiamo a trattative che siano costruttive e impegnative, ma siamo anche risoluti e fermi. E nessuno dovrebbe sottovalutare la nostra determinazione ad avere successo per i lavoratori del Regno Unito, e per i lavoratori dell’Unione europea nel suo complesso.

Osborne trova un alleato nel ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che in una conferenza stampa dice di essere “d’accordo con Osborne sulla necessità di adottare riforme nell’Unione europea”. (Lna)