Grandi banche Usa: trading va molto male

1 Giugno 2017, di Daniele Chicca

Una dopo l’altra, le grandi banche degli Stati Uniti stanno lanciando un allarme sui ricavi per il secondo quarto dell’anno. Morgan Stanley subirà una contrazione dei ricavi derivanti dalle attività di trading simile a quella accusata dalle sue rivali, come Bank of America e JP Morgan.

Lo ha annunciato in un’intervista a Bloomberg da Pechino il CEO di Morgan Stanley James Gorman (vedi video sotto), secondo cui ultimamente la banca da lui guidata sta attraversando un periodo difficile, sulla falsa riga di quanto sta accadendo alle altre società operative nello stesso settore.

In aprile e maggio JP Morgan si aspetta di riportare un calo del 15% delle attività di trading rispetto a un anno prima. A pesare sui risultati delle operazioni di trading delle banche americane è soprattuto la performance del settore obbligazionario (reddito fisso).

Quanto a Bank of America, il fatturato della divisione relativa sarà del 10-12% più basso, anche se i risultati complessivi del primo semestre 2017 dovrebbero essere comunque più positivi dell’anno prima, stando ai calcoli effettuati dalla banca e comunicati dall’AD Brian Moynihan.

La fetta di ricavi che registrerà la divisione di trading nel secondo trimestre è destinata a calare di almeno il 10%. Le stime delle altre due big di Wall Street, fa sapere Gorman, “rispecchiano la realtà e non penso che per noi la situazione sia tanto differente”, dal momento che abbiamo lo stesso tipo di clienti (“Simili, se non gli stessi”).

I risultati sorprendenti del referendum sulla Brexit e dell’elezione di Donald Trump avevano alimentato la domanda di bond societari, ma negli ultimi mesi elementi favorevoli del genere sono venuti a mancare. Le difficoltà si rispecchiano anche nell’andamento dei titoli in Borsa.

Con il vanificarsi delle speranze di vedere messa in pratica l’ambiziosa agenda pro crescita e pro aziende di Trump, le azioni delle big della finanza sono in fase calante e rischiano di entrare in un mercato ribassista. A Wall Street i titoli di Goldman Sachs, per esempio, scambiano su livelli di prezzo del 16,5% sotto i massimi di marzo.