Grafico della settimana: la rappresentanza politica in Italia e nell’Unione europea

7 Settembre 2020, di Orizzonti Politici

Si avvicinano le date del 20 e 21 Settembre 2020, giorni in cui gli italiani saranno chiamati a votare per il quarto referendum confermativo della storia della Repubblica.
Al vaglio dei cittadini saranno poste le modifiche degli articoli 56, 57 e 58 della Costituzione, che prevedono la riduzione dei rappresentanti in parlamento sia nella Camera dei deputati che in quella del Senato. Il nuovo testo di legge prevede, in particolare, la riduzione del numero di deputati da 630 a 400 e da 315 a 200 per il numero di senatori.

La proposta di riduzione dei seggi parlamentari ha scatenato non poche contestazioni tra l’opinione pubblica, in un dibattito che vede i sostenitori del “Sì”, favorevoli al taglio, scontrarsi contro coloro i quali invece appoggiano il “No”.

Tra le ragioni di chi si dice a favore della riduzione del numero dei parlamentari c’è innanzitutto l’abbassamento dei costi dell’apparato statale e la possibilità di stimolare una maggiore efficienza delle due Camere, snellendo il numero di parlamentari e riallineandolo, in termini assoluti, alla media europea.
I partigiani del no, al contrario, sottolineano come i risparmi effettivi generati dal taglio coinciderebbero solamente allo 0,007% della spesa pubblica italiana (circa 57 milioni l’anno e 285 milioni a legislatura), e lamentano il rischio di riduzione della rappresentanza popolare a cui condurrebbe l’approvazione del nuovo testo di legge.
Con un taglio complessivo di 345 parlamentari, pari al 36,6% degli attuali membri del Parlamento, un deputato rappresenterebbe circa 151.000 abitanti contro i 96.000 correnti.
La protesta sulla rappresentanza si è accesa soprattutto tra le più piccole delle regioni italiane, come Umbria e Basilicata, che hanno denunciato la perdita di un eccessivo numero di delegati regionali in parlamento se l’eventuale approvazione delle modifiche costituzionali non sarà seguita da una nuova legge elettorale.

Sistemi bicamerali, monocamerali, federali e unitari

Quale potrebbe essere l’effetto di questi tagli? Per chiarire i numeri del contesto italiano può risultare utile inserire le informazioni relative alle singole nazioni nel più ampio scenario europeo.
A tal proposito, nel primo grafico sono riportati i dati relativi al numero di deputati ogni 100.000 abitanti presenti nei parlamenti di tutti gli Stati dell’Unione europea (elaborazione su Dati Eurostat 2019). In particolare, si è scelto di calcolare il rapporto deputati/abitanti, preferendolo a quello parlamentari/abitanti, affinché fosse garantita una comparazione più precisa.
All’interno dell’Unione esistono infatti Paesi con sistemi parlamentari diversi, distinti in bicamerali (12 su 27 paesi) o monocamerali (i restanti 15) e, per confrontarli in maniera congiunta, è più appropriato considerare i rappresentati della camera bassa perché essa è presente in tutti i Paesi europei.

Una comparazione europea

Seconda in Europa per numero di parlamentari dopo il Regno Unito (1.443) e dunque prima tra i Paesi dell’Unione, l’Italia (945 parlamentari, di cui 630 deputati) con un deputato ogni 100.000 abitanti, è al 23esimo posto per rappresentanza della camera bassa tra i Paesi europei. Ci seguono Spagna (350), Francia (577 deputati), Germania (709), e Paesi Bassi (105), nazioni con meno di un deputato ogni 100.000 abitanti e con valori che oscillano tra lo 0,8 e lo 0,9 per il rapporto deputati/abitanti.

Guidano la lista europea alcuni Stati più piccoli come Malta (67), Lussemburgo (60) ed Estonia (101), Paesi rispettivamente con 13,4, 10 e 7,7 deputati ogni 100.000 abitanti.
Più in generale, l’indice deputati su abitanti risulta essere sempre molto elevato tra gli Stati con parlamenti monocamerali, in cui il numero minimo di rappresentanti ogni 100.000 cittadini è comunque pari a 2, in Ungheria.

Più bassi in media sono invece i dati relativi agli Stati federali, in cui il valore più elevato è toccato dall’Austria con due deputati ogni 100.000 abitanti. A questa classe appartengono Paesi come la Germania in cui, però, nonostante il numero di deputati ogni 100.000 abitanti sia inferiore a 1, i singoli Stati Federati (Länder) trovano garantita rappresentanza diretta nei rispettivi seggi della camera alta.

Il caso Italiano

Con 400 deputati su una popolazione di circa 60,2 milioni di persone, l’approvazione della nuova legge costituzionale porterebbe l’Italia all’ultimo posto della classifica sulla rappresentanza in Europa.
Il rapporto deputati/abitanti sarebbe calcolato al ribasso con un valore di circa 0,7 deputati ogni 100.000 abitanti, contro una media nei sistemi bicamerali di 1,8 deputati. Cade a 0,3 poi, la rappresentanza dei senatori da un valore di partenza di 0,5 ogni 100.000 abitanti: se ogni senatore rappresenta oggi 191.252 persone in parlamento, la vittoria del “Sì” al referendum costituzionale porterebbe ogni onorevole di Palazzo Madama a rappresentare circa 301.223 abitanti.

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