Governo, adozioni gay stralciate per far contenti i vescovi

24 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Non è un caso che la decisione di stralciare dalla legge sulle unioni civili il capitolo sulle adozioni concesse anche ai partner omosessuali arrivi nell’anniversario dei Patti Lateranensi. Ufficialmente il governo Renzi ha preannunciato che lo farà per garantire il passaggio di almeno una parte della legge in Parlamento.

Con questo compromesso, secondo alcuni critici anche interni al suo partito, il premier rischia di concedere diritti solo a metà, con l’Italia che continuerà a privilegiare certi cittadini rispetto ad altri. Una volta salito al potere due anni fa dopo aver vinto le primarie del PD, Renzi – il quale nel suo percorso politico ha cambiato varie volte idea in materia – aveva promesso che avrebbe varato”entro 100 giorni” una legge per regolamentare le unioni civili anche tra coppie omosessuali e fuori dal matrimonio riconosciuto dalla chiesa cattolica.

Nel 2013 con un blitz interno al partito, Renzi subentrò al premier Enrico Letta e ottenne una bella vittoria alle elezioni europee. Chi di spada ferisce, evidentemente, prima o poi di spada perisce. La settimana scorsa il suo governo è caduto vittima in aula di un ‘tradimento’ da parte del MoVimento 5 Stelle, che ha promesso di votare il testo del disegno di legge Cirinnà ma si è poi rifiutato di votare il supercanguro, ovvero l’emendamento Marcucci che avrebbe consentito di sveltire l’iter parlamentare permettendo al governo di sviare l’ostacolo rappresentato dalle centinaia di emendamenti presentate dall’Opposizione.

Il M5S ha invocato la volontà di non violare il regolamento parlamentare, ma con la sua ostruzione che ha preso alla sprovvista Monica Cirinnà, firmataria del testo, non solo ha messo i bastoni tra le ruote al PD, bensì ha ridotto le chanche di approvazione della legge. Al Senato il Partito Democratico non gode di una maggioranza sufficiente per far passare il testo, mentre alla Camera gli basterebbe raccogliere qualche consenso da Nuovo Centro Destra o altri esponenti di partito favorevoli al ddl Cirinnà.

Probabilmente la prossima mossa del governo sarà quella di porre la fiducia in settimana su un testo che non presenterà però più il suo capitolo più controverso, il 5, quello che avrebbe consentito anche alle persone di orientamento omosessuale di adottare il figlio naturale del partner, dando insomma a qualunque coppia il diritto di costruire una famiglia come previsto dalle leggi europee dei diritti umani.

Sembra che il testo del maxi-emendamento arriverà in Senato oggi pomeriggio per dare largo alle unioni civili anche tra coppie omosessuali. Il voto sulla fiducia potrebbe tenersi già domani.

In teoria Renzi e i suoi potrebbero tentare di superare ognuno dei molteplici emendamenti uno a uno – il M5S ha ricordato che è stato già fatto per il disegno di legge Boschi sulla riforma costituzionale – ma ci vorrebbero almeno due mesi, secondo le stime, e in caso di sconfitta parlamentare si correrebbe il rischio di far saltare una volta per tutte il testo.

Perdendo il voto su uno o più emendamenti, sarebbe infatti più difficile per il Partito Democratico giustificarsi con il Nuovo Centro Destra o il MoVimento 5 Stelle, forze politiche che hanno accettato di votare si, ma alle loro condizioni. Senza contare che rischierebbero di vedere radicalmente modificato il testo.

Renzi dalla CEI con una gran notizia per la Chiesa

Secondo quanto riportato dai media italiani, la legge sulle unioni civili è stato solo “evocata” nel vis-a-vis tra Renzi e la comunità episcopale, come ha spiegato il Segretario di Stato vaticano Parolin. Detto questo non si può negare che i tempi siano sospetti, se si considera che il premier è arrivato al vertice bilaterale per l’anniversario dei Patti lateranensi con una gran notizia per la Chiesa cattolica: lo stralcio del capitolo sulla stepchild adoption e l’accordo con l’ala più clericale della maggioranza, Ncd, e quella del PD, i cosiddetti ‘cattodem’, per votare un testo “ripulito” dalla minaccia delle adozioni gay.

“Sulle unioni civili le posizioni del governo italiano e della Cei non coincidono su molti aspetti. Credo che sia corretto che la Cei abbia la propria linea e noi rispettiamo questa opinione”, ha detto il premier.

L’alto prelato Pietro Parolin non ha nascosto la soddisfazione per l’esito della lunga discussione sulle unioni civili: “Lo stralcio? È una ipotesi corretta”, ha detto il segretario ricordando quanto sia importante ogni equiparazione con il matrimonio tra uomo e donna.

Come ricorda l’Huffington Post, la Comunità episcopale italiana (Cei) è divisa sul tema delle unioni civili. “Nei giorni scorsi era stato particolarmente rilevante l’intervento del presidente Angelo Bagnasco, che aveva auspicato il voto segreto in Senato come massima tutela per la libertà di coscienza. Un intervento criticato apertamente da Renzi e Grasso, e da cui aveva subito preso le distanze il segretario della Cei Nunzio Galantino, che aveva sottolineato di non voler interferire sulla discussione in Parlamento“.

All’incontro di palazzo Borromeo, la sede dell’ambasciata italiana presso la Santa sede, hanno partecipato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Angelo Bagnasco, Nunzio Galantino, il presidente del Senato Pietro Grasso e i ministri Gentiloni, Pinotti e Alfano.

“Non essere d’accordo” sulle unioni civili – ha aggiunto Renzi – non significa non apprezzare l’importanza del contributo” dato dalla Chiesa in Italia come “punto di riferimento” e impegno sul territorio.