Con mega surplus, Germania minaccia il libero mercato

10 Luglio 2017, di Daniele Chicca

La Germania si considera una potenza dell’export e ha ragione a pensarlo. Lo è. Ma come sottolinea l’Economist in un’editoriale uscito sul suo ultimo numero settimanale, l’avanzo commerciale ‘monstre’ della locomotiva europea costringe il resto del mondo a spendere più di quanto si potrebbero permettere e indebitarsi per farlo. Questo atteggiamento, peraltro, non fa che alimentare il protezionismo e minacciare il libero mercato.

La Cancelliera Angela Merkel dovrebbe esserne consapevole e di questo dovrebbe parlarle Donald Trump quando i due leader mondiali si incontreranno oggi alla due giorni del summit del G20 di Amburgo. Se altri paesi come gli Stati Uniti di Trump stanno virando verso un’agenda protezionista in ambito commerciale è anche colpa delle politiche adottate dalla Germania, il cui surplus commerciale è eccessivo. Il popolo tedesco dovrebbe piuttosto essere spinto a spendere di più e risparmiare meno.

Per anti anni i paesi dell’Eurozona più deboli si sono lamentati del fatto che le politiche economiche tedesche causassero loro difficoltà. Italia, Grecia, Portogallo e Spagna non sono i soli Stati a lamentarsi del fatto che la Germania esporta un numero di beni troppo elevato rispetto a quelli che importa.

Che la Germania abbia un surplus commerciale gigantesco non rappresenta una novità: è dal 1950 che la bilancia delle partite correnti mostra un avanzo. Quando questo accade, i risparmi interni superano gli investimenti nazionali. Ma la sensazione è che sarà un tema tabù del prossimo G20 tedesco.

I surplus di questo tipo significano che altri paesi che fanno affari con Berlino devono invece gestire deficit commerciali (in altre parole prendere in prestito) se vogliono assicurarsi che ci sia una domanda aggregata abbastanza alta dei propri prodotti e beni, tale da poter offrire lavoro alla propria popolazione. L’anno scorso il surplus tedesco ha toccato un livello spropositato: 8,3% del Pil. Con quasi 300 miliardi di dollari di avanzo, la somma è superiore persino a quella della Cina, giudicata svalutatrice seriale da congressman e governo americani.

I tedeschi, diceva il poeta Goethe con ironia “rendono tutto difficile, sia per se stessi sia per tutti gli altri”. Il governo della Germania di Goethe invece preferirebbe citare un episodio del Faust, in cui un imperatore indebitato è convinto dal demonio a stampare “denaro fantasma”. I prezzi al consumo a quel punto iniziano a salire e una catastrofe economica appare inevitabile. Un po’ come è successo durante l’iperinflazione negli anni venti della Repubblica di Weimar che ha alimentato, tra il popolo e le autorità tedesche, un sentimento di fobia dell’inflazione.

Il surplus commerciale della Germania