Germania accumula oro per proteggersi da crisi economica

17 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Nel silenzio generale la Germania è diventata il maggiore acquirente di oro al mondo. E dopo che la Bundesbank lo scorso agosto ha deciso di rimpatriare gran parte delle sue riserve auree, Berlino è diventata la terza più grande importatrice di lingotti d’oro dopo Cina e India.

Nonostante le due potenze asiatiche siano note per il loro interesse nell’oro, è stata la Germania ad aver accumulato la maggiore quantità di oro l’anno scorso. Come riferisce l’ultimo rapporto del World Gold Council (WGC) nel 2016 gli investitori tedeschi hanno comprato $8 miliardi in lingotti e altri titoli associati al metallo bene rifugio per eccellenza. È un record assoluto per un paese europeo.

Al contrario di India e Cina, dove l’oro ha un valore simbolico e di status sociale, in Germania è un mero prodotto di investimento finanziario per coprirsi dai rischi di un’eventuale crisi finanziaria o di inflazione indesiderata. Il messaggio che ha dato il governo ai suoi risparmiatori, solitamente sofisticati e ben istruiti in materie finanziarie, quando ha deciso di rimpatriare la maggior parte dei suoi possedimenti depositati all’estero, è stato molto chiaro.

Da qualche anno le autorità e il popolo di Germania hanno paura che scoppi una nuova crisi e vogliono mettersi al riparo nel caso si verifichi una nuova iperinflazione, vera e propria fobia dei tedeschi. Viste le politiche ultra accomodanti della banca centrale europea in vigore da anni, hanno qualche motivo per temere un rincaro improvviso dei prezzi al consumo.

Come spiega Luigi Grassia nell’edizione di martedì 17 ottobre del quotidiano La Stampa “in Germania sia le famiglie, sia gli investitori istituzionali cercano di collocare i loro capitali in oro per via dei tassi negativi della Bce” e “anche perché, in ricordo degli Anni 20, temono l’iperinflazione” che potrebbe essere provocata dai fiumi di denaro facile in Europa.

Germania terza maggiore importatrice di oro al mondo

Venendo ai dati pubblicati dal WGC, una sorta di autorità internazionale che regola e promuove il mercato dell’oro, e citati anche da Forbes, nel 2016 la bilancia tra importazioni ed esportazioni di oro di Cina e India è in attivo per 296 e 162 tonnellate, ma la Germania non è più tanto distante (111 tonnellate).

“Si tenga presente – sottolinea Grassia – che un paese paragonabile alla Germania, cioè la Francia, nel 2016 ha avuto una bilancia dell’oro negativa di 4 tonnellate. E la stessa Germania nel 2007, cioè prima che esplodesse la crisi finanziaria globale, era stata in attivo di sole 36 tonnellate”.

Oltre ai lingotti di oro fisico va tenuto conto anche degli strumenti finanziari associati al metallo prezioso. I numeri relativi ai flussi di entrata in Germania di oro sono inflazionati dalle politiche di rimpatrio di quelle riserve auree che la Bundesbank detiene all’estero: delle 3.378 tonnellate originarie, per 120 miliardi di euro stimati, la metà sono già state fatte rientrare dal 2013 al 2016 e l’altra metà lo farà da qui al 2020.

A parte la mole dell’oro fatto rimpatriare, a sorprendere i commentatori di mercato è stata la fretta con cui è stata adottata la misura volta a recuperare le riserve di oro depositate a New York e Parigi. Le riserve di oro della Germania vennero depositate nei forzieri stranieri al culmine della Guerra Fredda, nel tentativo di proteggerle dalle grinfie di Mosca. Tale ricchezza è sempre stata un po’ il simbolo della forza e della robustezza dell’economia tedesca.

In dieci anni è cambiato tutto. Quella che prima del 2008 era una società ben poco ‘investita’ in oro fisico, con una domanda annua media di 17 tonnellate metriche, è diventata un enorme deposito di lingotti d’oro e di contratti legati all’asset rifugio.  Il primo fondo ETC legato all’oro ha fatto il suo ingresso sui mercati soltanto nel 2007. Ma dopo la crisi finanziaria e la crisi dei debiti sovrani europei, i tedeschi hanno sempre di più dato la caccia a un investimento di fiducia cui affidare di propri risparmi.