GEAB 91: Ultime prove di resistenza del modello occidentale

26 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nell’assenza di un’Europa capace di indicare le vere guerre del futuro, il «mondo di prima» si sta indurendo, chiuso nelle sue ideologie che “pensano seriamente” (le ideologie stanno sempre  “pensando seriamente” ) e ripetono le ricette del passato ad nauseam. Nel fare questo, il “mondo di dopo” si trova trasformato: diventerà meno multi-polare, più cinese, e la parte ricoperta dall’Occidente sarà ridotta visibilmente… In realtà, non si tratta di un patto con il diavolo; ma, quello che l’Occidente sta per perdere, nelle sue fantasie legate all’immortalità, è l’anima. Tuttavia, il segreto della capacità di recupero si trova nella capacità di adattarsi; ma, per capire questo, diventa ancora necessario assimilare la teoria darwinista dell’evoluzionismo e aver smesso di credere nel creazionismo.

Nel 2015, il «mondo di prima» e il «mondo di dopo», invece di passare dall’uno dall’altro, coesisteranno in una sovrapposizione temporale mostruosa. E che, piuttosto che salvarsi, l’Occidente  sembra aver deciso di salvare i meccanismi e i giocatori della sua crisi omni-dimensionale: i mercati finanziari, le banche, il Dollaro, la NATO, l’unilateralismo, il democratismo ultra-liberale, ecc. Tuttavia, un nuovo sistema sta apparendo (Cina, i BRICS, una nuova Europa, internet) e diventerà importante  nella gestione di questi enormi problemi durante il primo trimestre.

Il risultato della lotta determinerà l’andatura del secondo trimestre: l’inizio dell’adattamento del “mondo di prima” alle realtà del 21mo secolo o la distruzione di tutti i malfunzionamenti del sistema (uno sviluppo totalitarista), creando eventualmente (in massimo cinque anni), le condizioni per una sparizione violenta tramite suicidio collettivo che gli Europei sanno bene cosa voglia dire.

Essere e non essere Charlie

Il nostro team ha anticipato che l’esplosione delle tensioni del Medio Oriente avrebbe avuto un impatto rapido sulle società europee, portando a grandi rischi nelle nostre democrazie.

“La crisi europea, come abbiamo spesso detto, va ben oltre il valore intrinseco degli individui che la compongono, e ha rivelato una debolezza strutturale nel sistema politico europeo tecnicamente sconnesso dai suoi cittadini”. 

La grande paura che l’Europa aveva nel 2014 di andare in guerra con un vicino ha portato, nel 2015, a un vero ritorno della politica: abbiamo visto che una Commissione Juncker che decideva di legittimare le sue decisioni poitiche, i governi nazionali, finalmente coscienti del bisogno di un’unione politica, ha mobilizzato altamente i suoi cittadini.

Tutto questo sarebbe rassicurante se le condizioni si fossero stabilizzate. Ma questo non è il caso, poiché l’Europa si sta preparando a sostenere una serie di duri colpi. “Le attività terroriste sicuramente sono perpetrate da individui che vivono in Europa ma si sono poveramente integrati e sono connessi agli sviluppi terribili che il Medio Oriente sta attualmente sperimentando”. 

È in una situazione simile, adesso, che il ritorno delle politiche può prendere una forma indesiderabile.

L’anno si è aggiornato rapidamente con questo attacco insanguinato contro  i dipendenti della rivista satirica francese, Charlie Hebdo, e gli inseguimenti sanguinari che sono seguiti. Ovviamente l’evento diventa un’opportunità per accompagnare un’esplosione del razzismo in Francia; ma anche in tutta l’Europa ed oltre, combinato con l’introduzione di misure draconiane.

Ma, per una volta, gli Europei hanno avuto il diritto ad una bella sorpresa: le comunicazioni quasi esemplari sulla crisi condotte da François Hollande, che hanno capitalizzato le paure più accettabili (quelle di un’esplosione sociale), sono state gestite per cambiare la reazione emotiva collettiva contro una deriva razzista, verso una richiesta di non-connessione con la religione, senza deriva a sinistra e mantenendo una certa unione.

L’11 di Gennaio una manifestazione di quasi quattro milioni di cittadini in Francia e in tutto il mondo, così come la presenza di 40 capi di stato alla testa della processione, è stata veramente un evento storico e portatrice di un messaggio realmente positivo, indifferentemente di cosa si pensi del vero motivo del il meeting.

In questo momento, in realtà appaiono molte domande a riguardo a cosa abbia realmente riunito tutte queste persone; un miscuglio di una riconferma, di principi republicani capiti male e di preoccupazioni reali per la conservazione dei valori democratici, un’espressione dell’esasperazione, un faccia a faccia con una comunità islamica poveramente integrata e un desiderio di mettere insieme gli elementi moderati di tutte le comunità religiose che cercano ordine e assicurano la libertà, la mancanza di discriminazione e di tolleranza….c’è stato un po’ di tutto in questa manifestazione. Ma, indifferentemente, il messaggio dominante è generoso e ha avuto successo.

Ma questo meeting non è la fine della storia. Gli atti anti-islamici si sono moltiplicati dall’attacco, la polizia si trova in stato di allarme e i giovani di origini arabe sono controllati a vista; le idee di un “Patriot Act” in stile europeo attraversano la società: ancora una volta la comunità musulmana è offesa da una pubblicazione in prima pagina sul numero attuale di Charlie Hebdo  che caricaturizza il loro profeta…tante reazioni che, inevitabilmente, alimenteranno i ranghi del fanatismo e aumenteranno i rischi di violenze.

Inoltre, le richieste di libertà di espressione stanno per mettere fine al blocco che era stato posto sulle critiche nei confronti di Israele e degli Ebrei. Se i disegni di Maometto non sono più razzismo, allora, molte “barzellette” potrebbero non essere più chiamate “anti-semite”. Nel merito, quest’affermazione del diritto di deridere e di criticare gli altri è, probabilmente, una cosa buona, ma arriva nel peggiore momento possibile. Tutti sanno che il 2015 porta rischi enormi nelle tendenze razziste ed anti-semitiche (dobbiamo distinguere tra le due). E solo in questo momento, le salvaguardie delle comunicazioni intrapersonali sono state ridotte.

Tuttavia, le leggi francesi ed europee, nate da una storia di guerre religiose e d’intolleranza, non promuovono la libertà completa di espressione. Questa pretesa si modella attualmente negli USA dove la libertà di espressione è assoluta e sacra. anche se rispettata solo nel contesto di una espressione non pubblica. Gli organi e le personalità pubbliche hanno, a loro turno, un discorso estremamente controllato dalla famosa “correttezza politica” specialmente su tutti i problemi relativi alle minorità e alle religioni. In Europa, d’altra parte, “la correttezza politica” si applica meno precisamente perché la libertà di espressione ha qui un quadro legale.

Una cosa è certa, se i Musulmani europei saranno forzati ad accettare quello che corrisponde ad un adescamento culturale molto forte. in un contesto di un’espressione pubblica che rimane strettamente controllata per altri gruppi culturali (omosessuali, Ebrei, etc…), ci sarà divisione. La sfida consta nel bilanciare la libertà di espressione perché non degeneri in provocazioni ed abusi razzisti  da tutte le parti; allo stesso tempo, sarà necessario reiterare le regole di comunicazione che, certamente, sono libere, ma anche responsabili.

Oltre all’impulso grande, generoso, dell’11 Gennaio, rimangono innumerevoli domande su come tagliare l’ondata della violenza razzista e terrorista che ha iniziato a spazzare tutta l’Europa, in conformità con i nostri principi democratici. Ecco la grande sfida nel 2015.

(DaC)