GEAB 90: “fine Occidente così com’è dal 1945”

19 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – L’era del petrolio sta per volgere al termine e il 2015 sancirà la fine dell’Occidente come siamo abituati a conoscerlo dal 1945. Sono queste due le previsioni più eclatanti contenute nell’ultimo rapporto dell’anno di GEAB.

Nell’analisi si parla di una vera e propria “bomba atomica che si appresta a fare saltare in aria tutti i pilastri su cui era fondato il vecchio sistema”.

Gli specialisti di GEAB, che da due anni anticipano una crisi in tutto il settore petrolifero, sostengono che per via di tale sconvolgimento la moneta internazionale, i mercati finanziari, gli Stati Uniti, l’alleanza occidentale e persino la democrazia e la governance mondiale non saranno più le stesse.

A fine 2014 si è prodotta una enorme destabilizzazione causata dal crollo delle relazioni tra Europa e Russia per effetto della crisi ucraina e pertanto è molto difficile delineare uno scenario positivo per l’anno che viene.

Un gigantesco uragano colpirà il pianeta intero, ma i punti di rottura si situano nel “Porto dell’Occidente”, che per la verità “non è più un porto da molto tempo e che si scoprirà nel 2015 essere stato nell’occhio del ciclone” da un po’.

Mentre alcuni battelli cercavano di prendere il largo, “la crisi dell’Ucraina ha avuto come effetto di riportarli al porto maestro e di tenerli stabilmente ancorati” al porto. Con un piccolo problema: “proprio le imbarcazioni con le àncore più solide saranno i primi ad andare a fondo”.

“Pensiamo non solo all’Europa, ma anche a Israele, ai mercati finanziari e alla govrnance mondiale”. Nel mondo i più alti funzionari della diplomazia trattano per ritrovare la pace, ma basta vedere cosa succede in Cina, India, Brasile, Iran, eccetera per capire che il mondo non sarà più lo stesso anche se “l’Occidente veicola ancora a suo piacimento” i valori democratici.

Lo fa a tal punto che il principio universale di democrazia è relegato al rango di concetti culturalmente rivedibili e non obiettivi, finendo spesso “per servire le agende anti democratiche di tutto il mondo”, anche fuori dai confini europei.

Il vero problema non è tanto il principio democratico in sè, bensì “l’incapacità degli Stati occidentali di adattarsi alle nuove caratteristiche delle società (l’emergere di entità politiche de facto sovranazionali e Internet che trasforma le strutture sociali)”.

I consumi di petrolio sono aumentati in modo vertiginoso fuori da Giappone, Stati Uniti ed Europa, come si vede bene nel grafico a fianco. Gli Usa, che hanno previsto tale trend, hanno cercato di rispondere.

L’economia americana, completamente dipendente dalla materia prima (al contrario dell’Europa) ha tentato di investire in maniera significativa nelle energie rinnovabili, ma per ora ha fallito. “L’America ha allora deciso di agire da sola e creare un mercato concorrente”, sfruttando le immense risorse di gas di scisto presenti sul proprio territorio.

Il secondo fattore che ha portato al crollo dei prezzi del petrolio è la prossima fine dell’oro nero come risorsa principale di energia dell’economia mondiale. È l’altro elemento cruciale che rende “completamente incontrollabile la situazione attuale”.

I prezzi scendono perché l’era del petrolio è terminata e nessuno può farci nulla, secondo il report. La Cina si prepara a produrre tutta una nuova serie di automobili elettriche e con essa seguirà tutto il resto del pianeta.

Una volta che la nuova tecnologia verde sarà sul punto di diventare un fenomeno di massa in Cina, il resto del mondo passerà alle vetture elettriche e a basso consumo.

È una trasformazione che avverrà nel giro di meno di dieci anni, secondo gli analisti di GEAB. Tra 4 anni, un orizzonte che cominciano già a percepire gli speculatori più navigati, si dovrebbe raggiungere il punto di inflessione in materia di consumi.

Da quel momento terminerà l’era del greggio sovrano, che continuerà in ogni modo a essere utilizzato per fare funzionare motori e fabbriche del mondo. La crisi sistemica del petrolio interesserà ovviamente anche i mercati finanziari, che hanno resistito a sei lunghi anni di crisi, ma che non usciranno indenni dallo shock che subiranno una grossa parte dell’industria petrolifera e il dollaro, strumento principale dell’universo finanziario.

(DaC)