Gas e petrolio, moratoria trivellazioni Italia danneggerà settore

5 Marzo 2019, di Daniele Chicca

La nuova legge approvata dal governo giallo verde che blocca per 18 mesi l’assegnazione di concessioni per la trivellazione di gas e petrolio avrà un impatto significativo sul settore degli idrocarburi in Italia. I progetti di esplorazione e ricerca di alcune aziende potrebbero essere influenzati negativamente e questi gruppi potrebbero anche intentare causa contro il governo, secondo GlobalData.

La società di dati e ricerche analitiche sostiene che la moratoria inserita nel Decreto Semplificazioni (legge del febbraio 2019) “rischia di compromettere il futuro del settore” in Italia. Il decreto stabilisce la sospensione temporanea (18 mesi per l’appunto) delle licenze.

Il governo vuole infatti prendersi il tempo di valutare l’adeguatezza di taluni territori alle trivellazioni e ad altre operazioni petrolifere. Il decreto legislativo non ha un impatto sulle concessioni per la produzione che sono già in fase di assegnazione, ma rischia di aprire contenziosi tra settore pubblico e privato.

Alessandro Bacci, Oil and Gas Analyst presso GlobalData, osserva “che altri paesi hanno proposto o vietato nuove attività di esplorazione nel settore degli idrocarburi negli ultimi anni e per molti di questi il divieto è stato più una modifica superficiale che un vero cambiamento economico vero e proprio”.

Italia piccolo produttore di idrocarburi

La produzione di idrocarburi in Francia e in Belize, per esempio, è sempre stata bassa, sottolinea Bacci. “Il divieto della Nuova Zelanda o quello della Danimarca, invece, non valevano per aree chiave dei settori upstream nazionali: il Mar Settentrionale per la Danimarca e il territorio di Taranaki” per lo stato dell’Oceania.

L'applicazione della licenza di esplorazione di gas petrolio in Italia a fine dicembre 2018

L’analisi di GlobalData mostra che anche in Italia come in Francia gli idrocarburi prodotti sono relativamente modesti. I 184.000 barili di olio equivalente al giorno (boed), costituiscono il 10% dei consumi interni di petrolio e l’8% di gas, rispettivamente. Tuttavia il settore energetico italiano attrae le grandi società oil and gas di tutto il mondo. E vanta un’industria dei servizi importante su scala globale.

Il pericolo di contenzioni è reale

Per questo motivo, dice la società di ricerche, il nuovo decreto legislativo e la moratoria in esso contenuto potrebbero bloccare lo sviluppo del settore sia sul piano nazionale che internazionale. Il risultato potrebbe essere andare incontro a una serie di azioni legali da parte delle società coinvolte. Allo stato italiano potrebbe chiedere di essere ricompensate per il torto subito.

“Siccome la maggior parte delle imprese che investono in Italia sono europee – conclude Bacci – il caso di Achmea indica che la legge Ueproteggerà l’Italia contro le clausole compromissorie investitore-Stato presenti nei trattati bilaterali di investimento firmati dai vari paesi. Tuttavia, le aziende colpite potrebbero basarsi sulle leggi italiane/Ue per intentare causa”.

La moratoria su cui Lega e M5S hanno trovato un accordo dopo trattative accese fa parte di un piano più ampio per la transizione energetica ed ecologica. Nell’attesa che il piano venga definito saranno bloccate nuove concessioni. Sul capitolo dei contenzioni legali, il governo potrebbe dunque sottostimare il rischio di risarcire il “mancato sfruttamento” del territorio.

Le stime sono per una cifra di poco inferiore ai 500 milioni di euro, ma i calcoli di GlobalData lasciano intendere che i danni saranno maggiori.