G8, i mercati puniranno il vertice dei proclami? Leader non decidono nulla

20 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Mai riunione fu piu’ inutile: dichiarazioni di facciata, i “potenti” non affrontano la drammaticita’ e gravita’ della crisi che attanaglia le economie europee piagate dal debito. Provvedimenti zero, le solite cose: riforme strutturali e investimenti in educazione e infrastrutture, rafforzamento Bei, project bond, eurobond. Il piano B di emergenza per l’euro non e’ stato annunciato. Nessun accenno alla Spagna. Merkel sempre più isolata ma e’ l’unica con una strategia.

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dell’inviato Ugo Caltagirone

CHICAGO – “Il nostro imperativo è promuovere la crescita e l’occupazione”: il comunicato finale del G8 non lascia dubbi. Si apre con un’affermazione che certifica la vittoria dell’asse Obama-Hollande-Monti. Passa la linea di chi chiede all’Europa di affiancare una robusta “agenda per la crescita” alla pur necessaria azione di risanamento dei conti pubblici. Se non proprio la ‘grande sconfitta’ di questo vertice, la cancelliera Angela Merkel – finora paladina e custode del rigore – a Camp David si è dovuta arrendere e prendere atto della fine dell’era ‘Merkozy’, quella dell’austerity estrema.

“Con Hollande e Monti si apre l’opportunità di un approccio comune per risolvere la crisi e i problemi dell’Eurozona”, commenta uno dei più stretti consiglieri della Casa Bianca, con l’amministrazione Obama che sembra raccogliere i frutti di tanti mesi di pressing sul Vecchio Continente. Pressing per mettere in campo misure più efficaci per ridare fiato alla ripresa, per non uccidere la flebile ripresa e scongiurare ripercussioni sull’economia a stelle e strisce.

Di crescita, ha assicurato Monti, parleranno i leader Ue nel cruciale vertice del 23 a Bruxelles, con il premier che ha inserito anche gli eurobond e i project bond tra le “piste concrete” da seguire. In vista del Consiglio di fine giugno che sarà preceduto, ha annunciato il Professore, da un trilaterale a Roma con Francois Hollande e Angela Merkel per “concertare” le posizioni. I leader del G8, al termine del summit, appaiono uniti come poche volte. Anche perché con l’incubo del tracollo di Grecia e Spagna che incombe non ci può essere spazio per divisioni e contrasti. I mercati guardano e sono in agguato.

“Non c’é crescita senza rigore”, ha ribadito Merkel cercando di mantenere il punto, ma aggiungendo poi che con la nuova Francia di Hollande non ci sono grandi differenze di vedute. Fatto sta che il comunicato finale del G8 conferma un totale accordo sulla necessità che l’Eurozona porti avanti con successo “misure specifiche per rafforzare la crescita” e – ha sottolineato la Casa Bianca – “per minimizzare i rischi di contagio”. E si invitano i leader europei a risolvere la loro crisi “in maniera credibile e tempestiva”, adottando un approccio che non privilegi solo l’aspetto dei tagli per la riduzione del debito. Certo – si legge ancora – proseguire sulla strada di una “politica di bilancio responsabile” resta fondamentale.

Ma “bisogna tener conto dell’evoluzione economica” dei singoli Paesi e “rafforzare la fiducia e la ripresa”. Questo attraverso “riforme che aumentino la produttività e la domanda” e attraverso “investimenti nella ricerca e nel campo delle infrastrutture”, coinvolgendo anche il settore privato. Per quel che riguarda Atene, poi, i leader del G8 ribadiscono con forza il loro “interesse perché la Grecia resti nell’Eurozona rispettando gli impegni presi”. Nessun accenno all’eventuale ‘piano B’.

Nessun accenno alla Spagna. E nessun accenno alle banche e alla necessità di rafforzare il loro capitale, una delle principali preoccupazioni soprattutto in alcuni Paesi. I leader invece inviano un messaggio rassicurante sul fronte dei rifornimenti petroliferi, dicendosi pronti ad adottare “misure adeguate” se dovessero palesarsi problemi di approvvigionamento in seguito alla crisi con l’Iran e l’entrata in vigore delle sanzioni internazionali. Un accenno nel documento anche allo spargimento di sangue in Siria, con i Grandi che ribadiscono compatti la necessità di intraprendere “rapidamente” un processo di transizione “politica” e “pacifica” per mettere fine alle violenze. (ANSA)