Wall Street in rosso, Fmi lancia allarme economia

8 Marzo 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Seduta con il segno meno per la Borsa Usa, colpita dalle ultime notizie macro provenienti dalla Cina, che ha accusato il terzo calo più pesante di sempre dell’export. I numeri hanno riportato alla luce uno dei grandi problemi dell’economia globale: le attività commerciali sono in ritirata. Non solo. A pesare sull’andamento del mercato, anche il monito dell’Fmi. Oggi il numero due dell’istituto di Washington, David Lipton,  ha detto che in questa “delicata congiuntura” la ripresa globale continua anche se “i rischi di un deragliamento economico sono aumentati”.

Nel finale, il Dow Jones perde lo 0,64% a 16.964 punti, male anche lo S&P 500 in discesa dell’1,12% a 1.979 punti mentre il Nasdaq e’ in rosso dell’1,26% a 4.648 punti. Per l’indice allargato è così la fine della striscia positiva più lunga da ottobre (vedi grafico sotto riportato).

Ieri il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,40%, mentre l’S&P 500 dello 0,09%, posizionandosi un solo punto sopra la soglia dei 2.000 punti. Il Nasdaq ha sofferto la debolezza dei big tecnologici e ha chiuso in calo dello 0,19%.

Se da un lato la situazione economica degli Stati Uniti appare migliore di quella che alcuni analisti temevano, lo stato di salute della seconda potenza economica al mondo è messo in discussione. Così come la capacità delle autorità di raddrizzare la rotta. Il mercato ha perso fiducia nel governo dopo che gli ultimi tentativi di alimentare la ripresa sono stati un flop completo.

Alla luce degli ultimi dati macro, gli investitori si sono convinti del fatto che l’economia numero uno al mondo è ancora in cattive acque ma la recessione non è alle porte. Un discorso ben diverso merita la Cina, dove le esportazioni hanno subito un crollo del 25% a febbraio. Intanto il mercato del lavoro americano, seppur senza un incremento dei salari e della qualità degli impieghi creati, è sulla buona strada della ripresa.

In ambito di materie prime dopo che Goldman Sachs ha insistito nella sua scommessa ribassista nel settore, i minerali ferrosi hanno perso l’8%.

Dopo due sedute di fila in rialzo, il petrolio oggi e’ tornato a cedere terreno. All’indomani di un rally del 5,5%, il contratto ad aprile al Nymex e’ scivolato del 3,7% a 36,5 dollari al barile. Gli investitori temono che domani il dipartimento americano dell’Energia (DoE) annunci un rialzo delle scorte settimanali Usa per la quarta settimana di fila. Verrebbero di conseguenza toccati nuovi livelli record in un mondo gia’ sovraccarico di scorte. Le attese sono per un aumento di 3,1 milioni di barili, comunque meno dell’incremento di 10 milioni di barili della settimana precedente.

In generale gli analisti sostengono che il rally recente e’ insostenibile, tanto piu’ che oggi la Cina ha dimostrato di rallentare con le esportazioni crollate piu’ del previsto. Se Goldman Sachs dice che solo dopo un un lungo periodo di prezzi bassi il mercato iniziera’ a riequilibrarsi nella seconda meta’ del 2016, l’Energy Information Administration americana – parte del DoE – ha tagliato le sue stime sui prezzi del Brent per questo e il prossimo anno aspettandosi un aumento delle scorte superiore a quanto calcolato in precedenza. L’idea e’ che la produzione resta robusta nonostante il crollo delle quotazioni. L’Eia vede un barile di Brent a 34 dollari al barile nel 2016 e a 40 dollari nel 2017. I dati si confrontano con le stime del mese scorso pari, rispettivamente, a 37 a 50 dollari al barile.

Gli analisti di Citigroup, da parte loro, sono ancora pessimisti sul lato dei fondamentali, con i livelli di domanda e offerta che continuano a preoccupare.

Sull’obbligazionario i treasuries decennali salgono di 16/32 e rendono poco sotto l’1,85%. I trentennali guadagnano oltre 1 punto con un rendimento poco sopra il 2,64%.

S&P 500: fine della striscia positiva più lunga da ottobre