Wall Street chiude mista, Apple trascina in basso Nasdaq

10 Novembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – L’azionario Usa chiude con un andamento misto con gli investitori che continuano a nutrire timori sullo stato di salute dell’economia cinese e aspettano il rialzo dei tassi da parte della Fed il mese prossimo. 

Nel finale, il Dow Jones guadagna lo 0,16% a 17.758 punti, l’S&P 500 sale dello 0,16% a 2.082 punti, mentre il Nasdaq perde lo 0,24% a 5.083 punti trainato in basso da Apple.

Mentre in Europa si teme per lo scoppio di un nuovo caso Grecia in Portogallo, proprio in un momento ancora delicato per Atene, che non sa se riceverà la tranche di aiuti da parte dei creditori della troika da 2 miliardi, Moody’s ha lanciato un allarme sulla crescita globale: secondo l’agenzia di rating, che cita il pericolo delle conseguenze derivanti da un rallentamento della seconda economia mondiale, la Cina, l’attività su scala mondiale sarà debole fino al 2017 inoltrato.

L’indice della regione Asia Pacifico, escluso il Giappone, cede circa lo 0,7%. L’indice MSCI dei mercati emergenti cede l’1,2%, allungando a quattro la striscia di sedute negative in fila.

Sul versante macro preoccupano gli ultimi dati sull’inflazione cinese. I prezzi alla produzione hanno registrato il 44esimo calo mensile consecutivo. L’indice PPI, -5,9% in ottobre, come in settembre, è in calo da 4 anni. L’indice CPI è scivolato all’1,3% dall’1,6% del mese precedente e a fronte di stime per un +1,5%. Il dato non e sufficiente a mascherare le tensioni per l’avvicinarsi dello spauracchio deflazione. È evidente la differenza tra l’andamento dei prezzi di beni e di servizi.

Negli Stati Uniti, il Dipartimento del Commercio ha comunicato oggi che le scorte dei grossisti sono aumentate a settembre dello 0,5% oltre le attese degli analisti che avevano previsto un aumento dello 0,1%. Il dato di agosto è stato rivisto al rialzo, da +0,1% a +0,3%.

Intanto, i prezzi alle importazioni sono scesi dello 0,5% in ottobre dopo aver perso lo 0,6% in settembre. Le esportazioni sono calate invece dello 0,2%, facendo meglio del -0,6% registrato nel mese precedente.

Tra gli altri mercati, il rame è sceso ai minimi di sei anni. L’oro sulla parita’ a $1.088 l’oncia. Il contratto sul petrolio Wti avanza dello 0,51% a 44,11 dollari al barile. Il Brent fa +0,17% in area $47,27.

Sul valutario il dollaro continua la fase di consolidamento iniziata dopo la pubblicazione di un rapporto occupazionale molto più positivo delle attese in Usa. L’euro, penalizzato anche dalle prospettive di un nuovo round di misure di allentamento monetario, perde lo 0,36% a 1,0713 nei confronti del biglietto verde, lo 0,14% sul franco svizzero, a 1,0775, e lo 0,35% sulla sterlina a 0,7088.

La moneta unica ha anche testato i minimi di sette mesi a quota 1,0708 dopo che sono iniziate a circolare voci di una riduzione di altri 10 punti base del tasso sui depositi interbancari della Bce, che al momento si trova al -0,2%.

Il mercato è convinto che la Federal Reserve imporrà una stretta monetaria a dicembre: sarebbe la prima da quasi un decennio. Le probabilità che questo avvenga sono date al 70% dagli investitori interpellati in un recente sondaggio effettuato da Reuters. Il reddito fisso, che di solito si muove in modo inversamente proporzionale all’azionario, sta recuperando terreno.

Sul fronte societario, pesante Apple  (-3,18%) sulla scia di timori per una domanda debole dell’iPhone 6S. E’ Credit Suisse a sollevare dubbi. Secondo gli esperti della banca svizzera, il gruppo di Cupertino (California) ha tagliato fino al 10% gli ordini di componenti del suo smartphone. “Il taglio sembra dettato da una domanda debole per il nuovo iPhone 6S, con la produzione stimata sotto 80 milioni di unita’ nel trimestre di dicembre e tra i 55 e i 60 milioni in quello di marzo”.

Soffrono particolarmente i titoli delle società fornitrici di Apple come Skyworks, Avago, Cirrus Logic e Qorvo con ribassi tra il 3,5% e il 6,5%.

Gap perde il 3,57% dopo aver annunciato che le vendite di ottobre sono scese più delle attese.

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