Wall Street a due velocità: giù Dow, sale Nasdaq

1 Febbraio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura mista per per l’azionario Usa  dopo il rally di venerdì. Tra gli investitori torna il nervosismo complice il Pmi cinese, che a gennaio si e’ contratto per il sesto mese di fila. Di conseguenza il petrolio ferma la sua corsa, che andava avanti da quattro sedute di fila.

Nel finale, il Dow Jones perde lo 0,11%a 16.449 punti, il Nasdaq sale dello 0,13% a 4.620 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,06% a 1.939 punti.

Il morale degli investitori è depresso dal nuovo ribasso dei futures sul petrolio Wti e dalle perdite subite dal mercato azionario cinese dopo la pubblicazione di dati deludenti nel settore manifatturiero della seconda economia al mondo. La volatilità nei mercati cinesi ha innervosito i mercati del resto del mondo.

Al Nymex il contratto a marzo ha ceduto 2 dollari, il 6%, a quota 31,62 dollari al barile. Si tratta della prima seduta in calo dopo quattro di fila in rialzo. Tra gli investitori c’e’ sempre piu’ scetticismo in merito a un potenziale accordo su un taglio alla produzione tra i Paesi membri dell’Opec e quelli che non ne fanno parte, Russia in primis. L’ipotesi di una simile intesa aveva permesso al petrolio di correre nella settimana scorsa, finita in aumento del 4,44%. Oggi non ha aiutato nemmeno il Pmi cinese, che a gennaio si e’ contratto per la sesta volta di fila.

Il Ceo di Julius Baer ha fatto sapere che i trader stanno cercando di ridurre la loro esposizione ai mercati emergenti, sopratutto la Cina – “l’elefante nella stanza” negli ultimi 12 mesi. Il mercato, secondo quanto riferito all’emittente CNBC da Boris Collardi, teme sempre di più che la seconda economia al mondo potrebbe subire un atterraggio duro (hard landing) dopo anni di crescita poderosa.

Sul fronte macro, intanto, il dato sulle spese per consumi e sui redditi personali, a dicembre rispettivamente invariate e in aumento dello 0,3%. Il primo dato e’ peggiore delle attese pari a un +0,1%; il secondo e’ esattamente come previsto.

Il dato forse piu’ significativo e’ il cosiddeto indice Pce (personal consumption expenditures): si tratta del modo preferito dalla Federal Reserve per misurare l’inflazione: a dicembre e’ sceso dello 0,1% su novembre ed e’ cresciuto solo dello 0,6% rispetto all’anno prima, mancando per il 44esimo mese di fila il target di crescita annuale dell’inflazione del 2% fissato dalla Fed. L’incremento annuale e’ comunque tre volte superiore a quello misurato a settembre. La componente core e’ rimasta invariata su base mensile ed e’ in rialzo dell’1,4% su base annuale. Cio’ significa che i prezzi restano bassi anche senza l’effetto di un petrolio che costa poco. Gli americani inoltre stanno risparmiando di piu’: a dicembre il tasso di risparmio (la percentuale di reddito disponibile risparmiata) e’ stato del 5,5%, in calo dal 5,3% di novembre ma uguale a quanto registrato a ottobre. Si tratta del massimo dalla fine del 2012.

La società madre di Google, Alphabet, e Mattel sono i protagonisti di giornata degli appuntamenti con le trimestrali.

Il titolo Twitter vola (+6%) su voci di un possibile accordo con il venture capitalist Mark Andreessen e il fondo di private equity Silver Lake. E’ l’emittente Cnbc ha citare le indiscrezioni riferite dal sito The Information. Il titolo Twitter ha perso il 41% negli ultimi tre mesi contro un -7% registrato dall’S&P 500 nello stesso arco temporale. Gia’ il 20 gennaio scorso il titolo del sito di microblogging aveva preso il volo sulla scia di rumor secondo cui News Corp aveva comprato azioni del gruppo.