Crisi e “dittatura” Venezuela: aziende italiane in fuga

2 Agosto 2017, di Alessandra Caparello

CARACAS (WSI) – Astaldi, Salini Impregilo ed Enel sono i nomi di grandi aziende italiane che hanno rinunciato da tempo al mercato venezuelano e che ora, complice la crisi politica, non sembrano più interessate a riprendere i contatti con il governo di Caracas.

Dopo esser stato impegnato in progetti infrastrutturali non da poco – vedi la costruzione di tratte ferroviarie – il gruppo Astaldi ha sospeso tutte le sue attività e ha dislocato il personale in altri paesi del sudamerica, dal Cile al Perù fino all’Argentina.

Il Venezuela è ormai alla stregua della Libia, così il gruppo Salini Impregilo che conti alla mano, lamenta una perdita di un volume di affari di 9 miliardi di dollari. Anche Enel è andata via dal Venezuela. Unico neo l’Eni presente da decenni sul territorio venezuelano e decisa a rimanerci.

Tra le altre grandi aziende in ritirata da tempo si segnala anche Pirelli – fino a poco tempo fa leader nella produzione di pneumatici per motocicli in Venezuela  – e Cnh industrial la cui produzione nel 2017 si è totalmente azzerata. Anche Italferr, controllata di Ferrovie dello Stato dopo aver sviluppato la progettazione definitiva di opere civili e ferroviarie nel paese, concludendo il tutto a dicembre 2010, ha fatto le valigie e non risulta più attiva sul mercato.

Ma non solo grandi nomi dell’industria italiana anche piccole realtà locali hanno tirato il freno a mano negli ultimi dieci anni sul mercato venezuelano mettendo così in luce come la crisi in realtà era nell’aria già da tempo.