Frexit, all’economia europea costerebbe molto caro

22 Febbraio 2017, di Alberto Battaglia

Un taglio al Pil del 2,3% in un anno e del 9% sul lungo termine; decine di migliaia di posti di lavoro perduti in 12 mesi e mezzo milione in tempi più ampi. Sono queste le principali conseguenze previste dal think-tank Institut Montaigne nel caso in cui la Francia uscisse dall’euro come auspica la candidata alla presidenza del Front National, Marine Le Pen. Mentre lo scenario della Frexit continua a essere preso seriamente dai mercati, non mancano gli elementi su cui ragionare in vista delle prossime elezioni presidenziali in Francia, previste per il prossimo 7 maggio.

Lo scenario di uscita dall’euro simulato dall’istituto Montaigne si fonda sui seguenti assunti:

  1. Una svalutazione del nuovo franco del 20%
  2. Il rialzo dei tassi d’interesse sui titoli di stato francesi
  3. Il conseguente taglio alla spesa pubblica per compensarne i maggiori costi di finanziamento e l’aumento delle tasse
  4. La riduzione della produttività dei fattori in seguito “alla riduzione nei mercati d’esportazione

Il quadro sopra descritto non è nemmeno il più negativo fra quelli possibili. Scrive il think-tank:

“In particolare, questo scenario non tiene conto di una possible ‘catastrofe’ cui corrisponderebbe una sfiducia dei mercati finanziari nei confronti delle emissioni di debito della Francia. Tale diffidenza porterebbe meccanicamente la Francia a uno choc aggiuntivo sul Pil legato ad una contrazione fiscale molto rapida che comporterebbe una diminuzione della crescita di almeno 2 punti aggiuntivi rispetto alle stime presentate”.

Inoltre, lo scenario base non prende in considerazione che un’uscita della Francia dall’euro potrebbe innescare la rottura dell’Eurozona nel suo complesso; il che resta un’eventualità tutt’altro che remota.

L’istituto ha avvertito anche degli effetti potenzialmente destabilizzanti sui movimenti di capitale: l’aspettativa di una svalutazione sarebbe un forte incentivo per la fuga degli investimenti stranieri presenti nel Paese, così come per il risparmio nazionale. Si renderebbero, dunque necessari controlli sui movimenti di capitale, scrive l’istituto, proprio come in Grecia nel 2015.

Secondo il responsabile del progetto Le Pen, Jean Messiha “non si verificherebbe”, invece, “un aumento delle tasse” in quanto il Front National renderebbe nuovamente possibile l’acquisto diretto dei titoli di stato francesi da parte della banca centrale nazionale. Una mossa in grado di tenere sotto controllo i tassi, ma anche di generare spinte inflazionistiche. Queste ultime, sempre secondo Messiha, sarebbero trascurabili in una fase storica di prezzi bassi come quella attraversata al momento dalla Francia.