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Fondo Pegasus denunciato per truffa ai danni dei clienti

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ROMA (WSI) – Un fondo speculativo, Pegasus, è stato denunciato per una presunta truffa da 30-40 milioni di euro ai danni dei clienti. Dietro ci sarebbe la mente di una figura controversa, un clavicembalista di Roma che un manager americano aveva spacciato per l’organista di Papa Ratzinger. Un’azienda inglese, Lux Finance, ha collocato il fondo hedge (Gold Fund e Royal Fund) attraverso una rete di promotori. Fino a settembre 2014 il fondo facente capo a Massimiliano Muzzi presentava diverse anomalie abbastanza grandi, ma aveva rimborsato sempre i clienti che ne chiedevano l’uscita.

Da quel momento in avanti il fondo ha smesso di rimborsare i clienti. La storia è andata avanti fino al 2015. Diverse denunce sono state presentate a organismi che sovrintendono le società inglesi, come l’autorità di regolamentazione dei mercati FCA.

I rimborsi non sono mai arrivati e dopo più di un anno i clienti retail, non istituzionali, non hanno ricevuto nulla. La Consob, come fa sapere a Wall Street Italia una fonte interna a conoscenza della vicenda, ha chiamato i promotori per capire meglio la situazione che presenta ancora diversi punti oscuri.

Muzzi smentisce le indiscrezioni, sottolineando di non essere mai stato il direttore del fondo in oggetto – contrariamente a quanto dice il prospetto informativo con data 26 agosto 2013 – e che “tutte le affermazioni su Lux Finance sono assolutamente false” (in fondo all’articolo si può trovare la sua difesa).

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Le due banche depositarie dove erano collocati i clienti e i fondi hedge – UBS e GBM banca di Roma – hanno scritto alla clientela dicendo che “in relazione alla posizione presso di noi vi rendiamo noto che non vi assicuriamo la ‘liquidabilità’ del fondo”. “Non fa NAV da tanto tempo e nonostante le sollecitazioni di rimborso nulla è avvenuto”, riferisce sempre la fonte.

Gli istituti di credito non garantiscono nulla, perché la banca è solo depositaria e non responsabile, secondo quanto spiegato dalla fonte. Il fondo Pegasus, ora domiciliato nel paradiso fiscale di Nauru, non è insomma da ritenere affidabile secondo la fonte.

La storia, tra paradisi fiscali e debiti

Il rapporto è iniziato con la banca UBS di Roma. I clienti aprivano un conto comprando titoli, tra cui il fondo Pegasus. Quando il fondo ha cominciato a non pubblicare il NAV alle scadenze mensili indicate nel prospetto informativo, e quando il fondo ha iniziato a essere in ritardo nei rimborsi, la banca ha messo le mani avanti e ha detto di non prendersi più responsabilità su eventuali lacune e danni recati ai clienti.

Da quel momento si sono interrotti i rapporti tra UBS e il fondo. Qui – racconta la fonte – è entrata in gioco la banca GBM di Roma, la quale ha preso in carica i fondi, senza però entrare troppo nei dettagli a livello di prospetto informativo. Anche perché le Seychelles, dove era domiciliato il fondo, sono molto riservate come informativa sui fondi nel nome del segreto bancario.

Spostando poi i fondi a Nauru – black list dei paradisi fiscali – “il segreto è diventato ancora più segreto”. Elio Lannutti, numero uno dell’associazione a tutela dei consumatori Adusbef, ha pubblicato sui forum alcuni post di clienti che si lamentavano della situazione, ma poi ha dovuto rimuoverne il contenuto avendo perso una causa legale con Muzzi.

Ora che i clienti sono stati messi al corrente, alcuni di loro, fa sapere la fonte, hanno presentato esposti all’arma dei Carabinieri. Sono stati denunciati il direttore del fondo Pegasus Royal, Massimiliano Muzzi, e altri come responsabili per presunta truffa ai danni degli investitori, come dimostrano le carte.

“Muzzi ha aperto e chiuso società ogni tre anni lasciando debiti alle spalle, ma mai grande come questo”, accusa la fonte.

Oltre ai debiti che l’azienda ha lasciato, la società non sta rimborsando fondi. La fonte dichiara che Muzzi, musicista che diceva di essere organista di Papa Benedetto XVI, “ha aperto e chiuso aziende lasciano dietro di sé strascichi anche abbastanza pesanti”.

Il fondo Pegasus è stato trasferito da Londra alla Seychelles, dove risiedeva nel 2013, poi a Nauru, in Polinesia. “Muzzi ha inoltre emesso obbligazioni la cui validità è discutibile”, spiega la fonte.

Le denuncie sono state rivolte a Muzzi e ai suoi directors Luca Bucciarelli e Valentina Pandolfi. “È poi comparso un altro direttore polacco”, aggiunge la fonte. I debiti fanno capo alla società di investimenti Lux Finance.

Sia la Consob sia la FCA londinese sono state informate circa questi nominativi, ma la fonte non è a conoscenza delle esatte responsabilità dei singoli. In origine le quote del fondo erano così suddivise: per il 90% a Muzzi e per il 10% a Bucciarelli.

Nel tempo sono entrati nuovi direttori, tuttavia “si presuppone che si tratti di prestanome”, come spesso avviene in questi casi. Ma una cosa è certa secondo la fonte: “Dietro c’è la mente di Muzzi“. Il quale però nega categoricamente la sua colpevolezza.

Il fondo è stato gestito dalla Lux Finance, ora in liquidazione, fino al dicembre 2014. Dal primo gennaio 2015 è stato cambiato amministratore e gestore del fondo dietro i quali non c’è in alcun modo Massimiliano Muzzi. Il prospetto informativo usato da Wall Street Italia è vecchio di due anni. È falsa l’affermazione che il fondo ha smesso di rimborsare i clienti nel 2014 infatti gli ultimi disinvestimenti sono arrivati quando Lux Finance era attiva e cioè nel giugno 2015, ma lo stesso fondo, che non è stato contattato dalla testata giornalistica come da noi controllato proprio ora, ha dichiarato di aver inviato disinvestimenti fino ad oggi. Il NAV ultimo pubblicato è di novembre 2015 quindi falsa anche l’affermazione che il NAV non viene pubblicato da tempo. Muzzi non ha mai aperto e chiuso società lasciando alcun debito alle spalle, ma ha pagato sempre tutti i debiti. Muzzi non ha mai emesso fantomatiche obbligazioni di cui parla la testata. Le quote del fondo non possono essere suddivise perché sono dei risparmiatori e quindi anche l’affermazione di Muzzi al 90% e Bucciarelli al 10% sono false. I sig. Bucciarelli e Pandolfi sono ex dipendenti Lux ed estranei a tutto. L’attuale direttore della Lux Finance Ltd in liquidazione non è un prestanome.