Flat tax per super ricchi: inefficace e incostituzionale

29 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Fa ancora discutere la decisione del governo italiano di introdurre una flat tax, ovvero un regime fiscale vantaggioso per super ricchi volto ad attirare investimenti significativi in Italia, “anche preordinati ad accrescere i livelli occupazionali” come spiega uno dei comma dell’articolo integrato al Testo unico delle imposte sul reddito (Tuir).

Nel periodo di crisi, osserva a Wall Street Italia l’avvocato Fabio Ciani, un tema molto caldo riguarda la ricerca di strumenti per attrarre investitori esteri, mediante agevolazioni che non contrastino con le limitazioni poste dall’appartenenza alla UE. Ecco allora che nella Legge di bilancio 2017 spunta un nuovo regime, quello che si può definire dei “non-domiciliati” in Italia.

Tuttavia tale innovazione si può considerare iniqua e pertanto ai limiti della costituzionalità. Oltretutto la misura rischia di rivelarsi inefficace nel suo scopo di attirare gli investimenti degli stranieri più facoltosi. Il tema dell’equità della flat tax, ossia della tassazione fissa, con una imposizione di 100.000 euro in capo ai “nuovi residenti”, richiede l’analisi di diversi aspetti dal punto di vista sociale e giuridico, secondo Ciani, avvocato tributarista in Italia.

“Da più parti è stato sollevato il dubbio sulla tenuta costituzionale della norma – in relazione agli articoli 3 e 53 della Costituzione – che presenta possibili profili di illegittimità per violazione del principio di uguaglianza e della capacità contributiva”.

“Dell’uguaglianza perché l’opportunità di scegliere la flat tax è riservata ai soli contribuenti “ricchi”. Della capacità contributiva perché l’importo stabilito dalla legge è fisso e non legato ad una base imponibile”, spiega l’avvocato aggiungendo che altri dubbi sorgono circa gli effetti con le norme convenzionali.

“Ritengo, però, che la questione vada affrontata da un’altra angolazione, ossia se il provvedimento potrà sortire o meno effetti importanti per il nostro Paese. Mi riferisco al fatto che in passato, diverse volte sono stati adottati strumenti che hanno una finalità extra-fiscale: anche in questo caso l’obiettivo è quello di attrarre nuovi contribuenti, facoltosi. Un po’ come si è fatto, ad esempio, per le agevolazione previste per il rientro dei cervelli. Nessuna dei precedenti provvedimenti ha sortito effetti di portata rilevante. Allora, probabilmente, l’obiettivo andrebbe centrato in altro modo“.

Da un lato creando un “ambiente fiscale” capace davvero di attrarre gli investitori. E “questo non si fa tanto con la riduzione delle aliquote impositive, ma con le agevolazioni in capo ai manager delle aziende. Gli investitori esteri sono stati attratti dall’Italia quando questa nazione era un “paradiso fiscale” per le retribuzioni. In particolare, con la detassazione completa delle stock option che però, a furor di popolo, è stata eliminata perché ritenuta iniqua”.

“Dall’altro valorizzando quell’ “ambiente fisico” straordinario che contraddistingue il “bel Paese”, magari incentivando le attività turistiche che possono davvero attrarre imprese, persone e capitali esteri“.