Fintech non ucciderà il private banking: in vista modelli “ibridi”

30 Agosto 2019, di Alberto Battaglia

Le piattaforme digitali stanno cambiando il settore del wealth management, ma i presidi fisici che da sempre sono il “biglietto da visita” di quest’attività non sono destinati a sparire. Così come i contatti in prima persona. Ne è convinta la ceo di Infinity Circle ed ex di Barlclays, Elisabeth Dana, per la quale la digitalizzazione dei servizi finanziari porterà a modelli ibridi a cavallo fra tradizione e innovazione. Il wealth management “classico” è indirizzato verso grandi mutamenti, ha raccontato Dana in un’intervista rilasciata a Pwm: “ho trascorso anni in ambienti storici rivestiti in pannelli di quercia… Queste modalità di fare affari non si stanno estinguendo del tutto”, afferma l’ex banchiere Barclays, “ma certamente non avranno la stessa quota di mercato tra due anni”.

Infinity Circle, la società guidata da Elisabeth Dana, del resto, vede nell’innovazione tecnologica una componente del suo DNA: “un team di gestione patrimoniale fondato con l’obiettivo di innovare il nostro settore attraverso la progettazione e la cura di una piattaforma transazionale Fintech”. Secondo Dana pochi operatori del comparto wealth management di età superiore ai 50 anni sono davvero pronti ad abbracciare il cambiamento del settore, in quanto “non sentono l’esigenza di cambiare”. Si tratta dunque di una selezione caratterizzata da fattori generazionali.

Il cambiamento, però, non deve far pensare a un mondo destinato a smaterializzarsi in contatti mediati dalla tecnologia. Il robo-advice, ad esempio, potrà farsi strada nella massa – grazie ai costi accessibili – ma i clienti più facoltosi continueranno a dare valore a professionisti di fiducia, ha affermato Dana.

“Nel mondo di oggi, con una piattaforma digitalizzata, si potrebbe pensare di non aver bisogno di un avamposto fisico”, ha affermato Dana, “ma la prima volta che incontri un nuovo cliente private, ti dicono sempre ‘lasciami venire nel tuo ufficio’ – e si aspetta che tu abbia una sede nel West End di Londra”. Anche perché “i clienti facoltosi non vogliono avere a che fare con uno sconosciuto e misterioso depositario che può sparire all’improvviso nel cyberspazio”.

Il private banking, dunque, non sparirà. Accadrà, piuttosto, “che i player fintech abbasseranno i prezzi, poiché i clienti sono stati sovraccaricati fino ad ora”. In ogni caso i clienti continueranno ad apprezzare “un consulente personale piuttosto che una macchina”. Per questo “la gestione patrimoniale digitale deve essere un sistema ibrido per avere successo: il modello classico è tutt’altro che morto, deve solo evolversi”.