Finlandia, chi ha ricevuto il reddito universale non ha lavorato di meno

8 Febbraio 2019, di Alberto Battaglia

Il reddito di cittadinanza finlandese, un esperimento biennale concluso nel 2018, ha prodotto i primi risultati preliminari. In sintesi, erogare denaro ai disoccupati, nel primo anno, non ha prodotto effetti sull’occupazione, ma ha ridotto il senso di stress e migliorato il giudizio sulla propria salute. Una precisazione è d’obbligo: il reddito di cittadinanza finlandese è stato un reddito universale di base, elargito senza vincoli: niente obblighi a cercare o ad accettare offerte di lavoro. Semplicemente, 2mila disoccupati finlandesi estratti a sorte hanno ricevuto 560 euro al mese, per due anni. Giunti alla fine dell’esperimento, si iniziano a tracciare le prime considerazioni, peraltro non conclusive.

Innanzitutto gli effetti sul benessere. Il confronto è stato compiuto fra i disoccupati che hanno ricevuto il reddito di base e un gruppo di controllo comprendente altrettanti soggetti nelle medesime condizioni, a cui, però, non è stato assegnato il sussidio. Il giudizio sulla propria salute, nel primo gruppo è stato “molto buono” o “buono” nel 56% dei casi, a fronte del 46% del secondo gruppo. Il grado di stress, invece, è stato giudicato “alto” o “molto alto” dal 17% dei soggetti che hanno percepito il reddito, contro il 25%.

La percezione della burocrazia coinvolta nella richiesta dei sussidi sociali è considerata “troppa” nel 59% dei casi, per il primo gruppo, e del 68% nel secondo. (Nel grafico è possibile vedere la rappresentazione grafica delle risposte alle precedenti tre domande).

“I beneficiari di un reddito di base avevano meno sintomi di stress e meno difficoltà di concentrazione e meno problemi di salute rispetto al gruppo di controllo. Erano anche più fiduciosi nel loro futuro e nella loro capacità di influenzare i problemi della società “, ha commentato Minna Ylikännö, la figura a capo della ricerca.

I risultati sull’occupazione riguardano solo il primo dei due anni del test (per il rapporto completo bisognerà aspettare il 2020). I dati parlano chiaro, il gruppo di disoccupati che ha percepito il reddito di base ha lavorato, in un anno, la stessa quantità di giorni rispetto alle controparti prive dell’aiuto: 49.64 giorni, contro 49,25.

Questo risultato preliminare sembra suggerire che non esiste un effetto “scoraggiamento” nella ricerca di lavoro per coloro che ricevono denaro dallo stato, senza alcuna condizione. A questa considerazione bisogna aggiungere, però, che la soglia di povertà in Finlandia si trova a 1.200 euro mensili. In altre parole, il reddito di base copriva solo metà del percorso che separa l’individuo dalla povertà: non abbastanza, evidentemente, per dissuadere dalla ricerca di un lavoro. In Italia, al contrario, si è optato per un beneficio più generoso, che colma il gap fra i redditi e la soglia di povertà – a fronte di maggiori vincoli.

 

“Sulla base di un’analisi dei dati a livello annuale, possiamo dire che durante il primo anno dell’esperimento i beneficiari di un reddito di base non erano né migliori né peggiori del gruppo di controllo nel trovare un impiego nel mercato del lavoro”, ha commentato Ohto Kanninen, coordinatore presso l’Istituto del lavoro per la ricerca economica.