Finché tasse sul lavoro saranno così alte, ripresa è impossibile

18 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Negli ultimi dieci anni la produzione italiana è cresciuta al ritmo più basso tra quelli dei 34 Paesi dell’Ocse. Una delle cause princpali è la pressione fiscale.

L’economia va a rilento e il tasso di disoccupazione è ai massimi dagli Anni 70, mentre cresce l’apprensione sul fatto che il sistema fiscale italiano sia la causa principale della prospettive economiche negative.

Aumentano intanto le pressioni sul Governo esercitate dalle autorità europee per l’attuazione di riforme strutturali prima che il debito enorme accumulato, secondo solo a quello della Grecia in Europa, se calcolato in percentuale al Pil, diventi insostenbile.

Come ha detto anche il membro tedesco del Comitato esecutivo della Bce Jörg Asmussen, al destino italiano è appesa l’Eurozona. In questo senso il futuro della regione non verrà deciso a Parigi o Berlino, a Francoforte o Bruxelles, bensì a Roma.

Il modello fiscale italiano va cambiato, secondo il Wall Street Journal. Fa troppo affidamento sulle tasse sul reddito, che vengono pagate da aziende e dipendenti per finanziare il sistema previdenziale italiano.

Le pensioni valgono il 13% del Pil, un tasso che è più alto rispetto a quello in Germania e due volte la percentuale negli Stati Uniti, secondo i dati Ocse.

“Lo stato ci strangola”, ha sintetizzato bene al quotidiano finanziario Patrizia Zanotta, proprietaria di una società di saldatura nel nord Italia.