Finanziamento ai partiti: impunità senza limiti

2 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Leggendo i commenti al Disegno di Legge sul finanziamento ai partiti politici approvato dal consiglio dei ministri, presieduto da Enrico Letta, viene da chiedersi se sia definitivamente chiuso il capitolo finanziamenti pubblici ai partiti o se abbia ragione chi critica aspramente il provvedimento.

Se dovessimo fermarci ai principi enunciati dall’articolo 1 non avremmo dubbi:
“E’ abolito il finanziamento pubblico dei partiti” (comma 1); e “I partiti e i movimenti politici sono beneficiari di forme di contribuzione volontaria privata agevolata alle condizioni previste dalla legge” (comma 2).

Poiché il finanziamento pubblico era già stato sostituito dal contributo per le spese elettorali, l’affermazione che è abolito il finanziamento pubblico ai partiti sembra voler stabilire un principio molto forte e cioè che non ci deve essere nessuna forma, neanche mascherata, di risorse pubbliche destinate ai partiti e che l’unica forma di contribuzione è quella volontaria. Possiamo quindi essere certi che l’unica modalità di finanziamento della politica è la contribuzione volontaria privata.

Quando si va a leggere l’articolo 4 del DDL (testo disponibile al link DISCIPLINA DEL FINANZIAMENTO DEI MOVIMENTI E PARTITI POLITICI) viene però da chiedersi se l’estensore dei principi sia lo stesso che ha prodotto la restante parte del documento perché risultano evidenti parecchie contraddizioni.

Con l’articolo 4 si introduce la possibilità per il contribuente di destinare il 2 per mille delle imposte sui redditi a favore dei partiti o movimenti politici o a favore dello Stato.

Invece di utilizzare il sistema previsto per il 5 per mille a favore del volontariato, della ricerca etc. (per il quale si percepiscono risorse solo in base alle scelte effettuate dai cittadini) si è scelto di copiare quello dell’8 per mille, nella parte in cui le risorse vengono comunque interamente assegnate anche se i contribuenti non si sono espressi.

A quanto ammontano le assegnazioni? Il 2 per mille dell’IRE (più comunemente conosciuta come Irpef) viene calcolato su un gettito annuale di circa 165 miliardi di euro e ammonta a circa 330 milioni di euro.

Il Ministro Quagliariello ha però dichiarato che il governo ha definito un tetto massimo di spesa di 61 milioni di euro annui (previsto dal comma 4 dello stesso articolo ma non quantificato nella bozza del DDL). Questo significa che, se sarà confermato il tetto massimo, ogni anno verranno assegnati 61 milioni di euro ai partiti o allo Stato, in proporzione alle scelte espresse.

Facciamo un esempio: su una platea potenziale di 20 milioni di contribuenti, 100.000 cittadini decidono di effettuare la scelta e, di questi, 70.000 (70%) indicano un partito e 30.000 (30%) lo Stato. Se il sistema fosse simile a quello del 5 per mille, considerando il limite di 61 milioni, le somme da ripartire tra partiti e Stato sarebbero pari a 305 mila euro, il resto (60.695.000 euro) resterebbe nelle casse erariali.

Con il sistema mutuato dall’8 per mille, la restante parte di 60.695.000, invece di rimanere allo Stato, viene assegnata in proporzione ai soggetti che espresso la scelta e quindi per il 70% ai partiti (42.486.500 euro) e per il 30% (18.208.500 euro) allo Stato.

Una differenza rispetto al procedimento dell’8 per mille è che, mentre in quel caso, i 42.486.500 dell’esempio, derivanti dalle scelte non effettuate, vengono ripartiti in proporzione alle scelte espresse nei confronti delle varie confessioni religiose, nel caso del 2 per mille la ripartizione viene effettuata in proporzione ai voti validi conseguiti da ciascun avente diritto nelle ultime consultazioni elettorali per camera e senato (articolo 4 secondo comma).

In sostanza viene detto che è abolito l’attuale sistema di finanziamento ai partiti e invece resta perfettamente in piedi per ripartire le somme riferibili ai contribuenti che non hanno effettuato alcuna scelta. Viene da pensare che forse le affermazioni di principio dell’articolo 1 non sono proprio corrette.

Se un cittadino è contrario al finanziamento pubblico ai partiti può limitarsi a non destinare le somme, lasciando in bianco le caselle della dichiarazione dei redditi? No, non può. Deve per forza far conoscere la sua volontà di destinare le somme allo Stato altrimenti le risorse verranno comunque assegnate in proporzione alle scelte effettuate dagli altri.

Se si fosse utilizzato il più corretto sistema del 5 per mille, per il quale si ripartiscono solo le somme derivanti dalle scelte espresse, i partiti avrebbero con molta probabilità corso il rischio di ricevere importi irrisori.

Tra i punti non chiari del DDL c’è quello della finalità delle somme eventualmente destinate a favore dello Stato: saranno per caso destinate a fornire servizi ai partiti?

Nel Disegno di Legge ci sono anche altri elementi degni di analisi, quali:

1) la possibilità di detrarre fiscalmente il 52% delle somme destinate ai partiti tra i 50 e i 5.000 euro e il 26% tra i 5.001 e i 20.000 euro.
Si stabilisce, in sostanza, che mentre per le spese mediche la detrazione può tranquillamente restare al 19%, per le erogazioni ai partiti si può avere un beneficio del 52%.

Se la logica del recupero di una parte delle spese mediche si può facilmente intuire, così come quella di consentire la detrazione delle spese di ristrutturazione edilizia (utile anche a far emergere prestazioni e forniture in nero e quindi recuperare maggiori imposte), quale può essere la necessità di stabilire una detrazione per la politica così elevata? Forse sempre quella del timore che, in assenza di incentivi generosi, in pochi abbiamo la voglia di beneficiare i partiti?

2) Importanti aspetti collegati alla Privacy. Come si farà a tutelare il diritto alla riservatezza delle opinioni politiche?

3) La destinazione delle somme derivanti dal 2 per mille solo per i partiti che abbiano eletto almeno un deputato o un senatore nelle ultime elezioni. In questo modo si destinano risorse pubbliche sempre a favore di partiti esistenti e non si favorisce la nascita di nuovi.

Dalle notizia di stampa sembra inoltre di capire che, visto che le somme derivanti dal 2 per mille, pur in vigore dal 2014, saranno disponibili dopo alcuni anni, si provvederà ad una graduale riduzione degli attuali rimborsi elettorali. Significa che per alcuni anni ci sarà una sovrapposizione di contributi per effetto del cumulo del diritto a percepire il 2 per mille con la quota degli attuali rimborsi?