Fed, visto più di un rialzo dei tassi. Al 2% nel 2017

14 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Le previsioni degli economisti in ambito di politica monetaria sono per uno scenario che non piacerà al Fondo Monetario Internazionale, che da qualche mese esorta la banca centrale americana a non avere fretta nel tornare a imporre un ciclo di rialzo dei tassi guida dopo sette anni di interessi zero.

A meno di clamorose sorprese la Federal Reserve imporrà la prima stretta monetaria in quasi un decennio il prossimo 16 dicembre. Il mercato lo dà ormai per scontato. Un sondaggio del Financial Times condotto su un campione di 51 chief economist mette in evidenzza come ogni incremento del costo del denaro “avrà conseguenze profonde nell’economia globale”.

I mercati scommettono su un processo di irrigidimento monetario più graduale rispetto a i quattro rialzi dei tassi per un aumento di 100 punti base nel 2016 indicato nelle previsioni della Fed di settembre. Il motivo è che gli investitori nutrono seri dubbi sulla capacità dell’economia statunitense di resistere a un simile scenario in un contesto di possibili grandi turbolenze esterne.

In un momento assai delicato, tra il rallentamento della crescita delle economie emergenti – della potenza cinese in particolare – e il continuo calo delle materie prime, sopratutto il petrolio, anche per Pechino è affrettato pensare a un nuovo ciclo di strette monetarie, che rischierebbe di indebolire ulteriormente yuan ed euro, stimolando il fenomeno della fuga degli investitori.

Per quanto riguarda l’economia numero uno al mondo, diversi analisti hanno avvertito che un rialzo troppo frettoloso del costo del denaro rischierebbe di far ripiombare il paese in recessione, anche alla luce del fatto che la crisi finanziaria del 2008 non è mai stata veramente superata – o comunque non fisiologicamente – bensì solo nascosta temporaneamente all’ombra di droghe monetarie senza precedenti.

Il 24% degli analisti interpellati nel sondaggio del quotidiano della City vede due rialzi di 25 punti base l ‘uno l’anno prossimo. Il 39% prevede invece che ce ne saranno tre di strette monetarie, mentre quasi uno su tre (30%) scommette su ben quattro rialzi del costo del denaro. Raggruppando tutti i dati, si ottiene un risultato che non piacerà a Cina e Fmi: la Fed alzerà i tassi di 75 punti base nel 2016 e di altri 100 nell’anno successivo. Significa che a fine 2017 saranno pari al 2% (ora si trovano allo 0-0,25%).

Il rialzo dei tassi di questa settimana non sconvolgerà nessuno e la reazione dei mercati dovrebbe essere contenuta. Ma un futuro ciclo di strette troppo frettoloso rischia di compromettere non solo la ripresa degli Usa ma – per via degli intrecci economici e commerciali internazionali – quella del mondo intero.