Fed, via al tapering. Bernanke riduce stimoli monetari Usa

18 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Dopo settimane di attesa, la Federal Reserve ha deciso che l’economia americana è abbastanza forte per poter iniziare a rallentare il suo programma di stimoli (quantitative easing), per cui il tapering (riduzione) sta ufficialmente per cominciare, con una diminuzione di $10 miliardi al mese nrll’acquisto di bond, quindi lo stimolo si attestera’ a $75 miliardi rispetto agli attuali $85 miliardi in vigore dal settembre 2012.

Il tapering, definito “modesto” dalla Fed, inizierà a gennaio. Modesto e’ la parola giusta: invece di una maxi dose di droga monetaria da 1 trilione di dollari all’anno (1020 miliardi) la Federal Reserve da gennaio passa a 0,9 trilioni, cioe’ 900 miliardi all’anno. Il che continua ad essere la piu’ forte iniezione di liquidita’ di tutti i tempi, con ii bilanci della Fed in rosso gia’ di oltre $4 trilioni. Il presidente della Banca Centrale Usa, Ben Bernanke, il cui mandato scade il 31 gennaio 2014, in una conferenza stampa (la sua ultima) successiva all’annuncio, ha detto che la decisione di oggi e’ stato “accettata e condivisa in pieno da Janet Yellen”, la nuova presidente della Banca Centrale degli Stati Uniti che succedera’ a Bernanke dall’1 febbraio 2014.

La decisione e’ stata comunque adottata dalla Fed con 9 voti favorevoli e uno contrario: si tratta Eric Rosengreen, che ha ritenuto la misura “prematura”. Dunque a gennaio, spiega la nota della Fed, gli acquisti di bond garantiti da mutui scendereranno da 40 a 35 miliardi di dollari al mese, mentre per i titoli di stato a lungo termine si scendera’ da 45 a 40 miliardi.

La decisione e’ stata presa in base al migliorato outlook dell’economia Usa in termini di graduale riduzione del tasso di disoccupazione e di una economia che continua ad espandersi a un tasso di crescita moderato. In aumento anche la spesa per consumi e investimenti mentre ”la ripresa del mercato immobiliare e’ rallentata”. Infine l’inflazione continua a viaggiare ben al di sotto dell’obiettivo di lungo termine del 2%. Come ampiamente previsto, la Federal Reserve ha anche deciso di lasciare i tassi di interesse a un range tra lo 0 e lo 0,25%, il minimo storico a cui erano stati portati nel dicembre 2008.

Sul mercato, indici azionari a Wall Street in netto rialzo verso i massimi storici, T-bond praticamente immobili.

[Alla chiusura, Dow Jones +1,85% a 16.168 (+293 punti), nuovo massimo storico; S&P 500 +1,67% a 1.810, anche questo nuovo massimo storico; Nasdaq +1,15% a 4.070.]

La Federal Reserve ha alzato le stime sulla crescita dell’anno in corso e per il prossimo. La Banca centrale americana ha rivisto anche le previsioni sulla disoccuapazione, che sarà più bassa di quanto precedentemente anticipato. Per il 2013, la Banca Centrale americana attende ora una crescita del prodotto interno lordo tra il 2,2 e il 2,3%, più del range tra il 2 e il 2,3% stimato a settembre. Le stime diffuse dalla Banca Centrale americana sono arrivate al termine della riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Banca Centrale, durante la quale i tassi di interesse sono rimasti fermi a un range tra lo 0 e lo 0,25% ed è stato annunciato l’inizio del “tapering”, la riduzione del piano di stimoli all’economia.

Le precedenti previsioni erano state pubblicate dopo il meeting della Fed del 17-18 settembre. Quest’anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi all’interno di una forchetta tra il 7 e il 7,1%, meno del range tra il 7,1 e il 7,3% previsto in precedenza. Per quanto riguarda l’inflazione, il dato 2013 si dovrebbe attestare tra lo 0,9 e l’1%, contro il range tra l’1,1 e l’1,2% precedente, mentre per la componente “core”, quella epurata dalle componenti più volatili come i prezzi di energia e generi alimentari, le stime sono ora per una forchetta tra l’1,1 e l’1,2%, contro la stima di settembre per un range tra l’1,2 e l’1,3%.

Se la Federal Reserve avvia una limatura degli stimoli monetari quantitativi riducendo, a gennaio, gli acquisti di bond da 85 a 75 miliardi di dollari al mese, dall’altra lascera’ fermo il costo del denaro, tra zero e 0,25%, ancora per un lungo periodo di tempo, ”almeno finche’ il tasso di disoccupazione restera’ superiore al 6,5%”. Attualmente viaggia al 7%. La Fed stima per il 2014 un tasso di disoccupazione compreso tra 6,3% e 6,6%, per il 2015 tra il 5,8% e il 6,1%. Ma i tassi vicini allo zero, se l’inflazione dovesse mantenersi sotto l’obiettivo di lungo termine del 2%, potrebbero restare anche dopo che la disoccuopazione sia scesa sotto il 6,5%, in linea con il mandato di lungo periodo della banca centrale Usa che deve favorire la massima occupazione e una inflazione al 2%. Insomma nessun aumento del costo del denaro sembra essere in vista prima del 2015, ben 12 membri del Comitato monetario della Fed la pensano in questo modo. Appena 2 ritengono appropriato alzare i tassi nel 2014. Altri 3 ritengono appropriata questa azione non prima del 2016.

Si conclude cosi’ il meeting di due giorni del Federal Open Market Committee (FOMC), e la Fed ha annunciato la sua decisione in materia di politica monetaria, a cui seguirà l’ultima conferenza stampa del presidente Ben Bernanke.

L’interrogativo era semplice: i tempi sono maturi per lanciare il tapering, ovvero per iniziare a ridurre la portata degli stimoli monetari? La risposta e’ stata: si, i tempi sono maturi. Anche se l’approccio e’ della massima prudenza.

Fino a oggi, la Fed ha acquistato asset per 85 miliardi di dollari al mese, nel tentativo di aiutare la crescita, ma già dal maggio scorso ha ventilato l’ipotesi di ridurre progressivamente questo terzo round di quantitative easing.

Secondo il Financial Times, è improbabile che il tapering venga annunciato oggi. E’ probabile invece, che la Fed, dia un nuovo orientamento sull’aumento delle future soglie dei tassi di interesse.

Anche la maggior parte degli addetti ai lavori, riferisce l’emittente CNBC, si attende una semplice conferma dell’attuale QE, vedendo poco concreta la possibilità di un tapering.

Tra questi, gli economisti di Goldman Sachs, che ritengono che il tapering partirà a marzo 2014, con una riduzione iniziale di 10 miliardi di dollari.

Altri analisti ancora propendono invece per un avvio del tapering nel gennaio 2014, forti del fatto che il tasso di disoccupazione, per quanto sceso, non abbia ancora raggiunto l’obiettivo del 6,5% fissato dalla stessa Fed per un cambio di politica.

Tuttavia, nelle ultime settimane è cresciuta, e non di poco, la percentuale degli economisti che scommettono su un avvio del tapering già oggi.

Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, un quarto degli analisti si aspetta l’annuncio del tapering già nella riunione odierna. Complici le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da alcuni membri della Fed e dei dati macro Usa in continuo miglioramento.

Secondo quanto riporta Thompson Reuters, 32 dei 66 economisti intervistati sono dell’idea che il tapering verrà lanciato a marzo, mentre 22 ritengono che gli acquisti di bond legati ai mutui e Treasuries saranno ridotti a partire da gennaio. Solo 12 economisti anticipano un intervento in questa riunione.

Ancora, per Mohammed El-Erian esiste il 60% di chance che già oggi la Fed riduca la portata del QE. L’amministratore delegato di Pimco è stupito anzi del fatto che la Federal Reserve non abbia ancora agito.

Per Goldman Sachs, infine, il momento del tapering sarà a gennaio. Bloomberg dà una probabilità di 50/50 che sarà, invece, a dicembre.